mercoledì, 23 settembre 2020
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04.02.2020

Il rito quasi sacro delle primarie Usa

È quasi un rito sacro quello che contrassegna le primarie americane. Gli aspiranti alla Casa Bianca vanno in giro per gran parte degli Stati: sono partiti dall’Iowa, fanno brindisi e assaggini, fingono spesso di essere amici, sorridono agli spettatori ma fra loro si mordono. Quest’anno di democratici ce ne sono sette o otto, di repubblicani ce n’è uno, ma aggressivo e temibile, quel Donald Trump che dispone più ancora del solito del linguaggio più ruvido di tutti, pur senza dovendosi battere faccia a faccia. Gli accostamenti con Benito Mussolini sono limitati al tono, ai gesti e anche alla corporatura e al vizietto delle “papere”. Il resto della scampagnata si è svolto proprio in diverse cittadine dell’Iowa rurale, scartando però prudentemente il nome di uno dei centri provinciali che ha una storia che potrebbe essere un po’ malaugurante: si chiama Waterloo. Ma per i democratici, che in questo Stato si trovano in una condizione di inferiorità come partenza: i quattro deputati se li dividono equamente democratici e repubblicani, ma i due senatori sono entrambi colleghi di Trump e così il governatore dell’Iowa. Con qualche speranza, però: negli ultimi quattro anni gli immigrati che sono diretti all’Iowa sono stati più del solito e soprattutto in grande maggioranza latinoamericani; l’etnia più generosa con questi bianchi che non sono neri e che sono aumentati di cinquantamila. La lotta per il primo e unico posto a disposizione nell’Iowa pare riservata a tre candidati più esperti e più agguerriti. I due più “giovani”, il senatore Bernie Sanders e la sua collega Elizabeth Warren, hanno passato i 70 anni ma rappresentano qualcosa di nuovo nella storia politica americana: lei si richiama alle esperienze e alle dottrine della socialdemocrazia, lui addirittura si dichiara socialista. Sanders ha debuttato quattro anni fa, contro una signora tutto fuori che socialista di nome Clinton. Ma qui arriva una sorpresa ancora più eclatante: la concorrenza in “socialismo” non da uno ma ben due miliardari, uno dei quali, già al debutto in Iowa, aveva stanziato per la sua campagna elettorale otto miliardi di dollari. Poi ce ne sono altri due, che hanno fatto buona figura in Iowa: uno Pete Buttigieg, che è il più giovane in campo e Joe Biden, che dal padre ex senatore ha ereditato programmi moderati, simpatie diffuse e però un handicap: sembra finita nelle tasche dell’Ucraina quella “mancia” di cui tanto si parla. Ma mancano altri quarantanove Stati. •

di ALBERTO PASOLINI ZANELLI
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