lunedì, 25 maggio 2020
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20.07.2019

Il nuovo sogno adesso è Marte

Esattamente cinquant’anni fa l’uomo posava gli scarponi sulla Luna. Impresa sbalorditiva. Molti fino al giorno prima la ritenevano impossibile, perché avrebbe stravolto l’ordine dell’universo. L’uomo è stato creato per la Terra, la Terra è il suo habitat. Chi di noi ha visto in diretta tv quello sbarco, che introduceva nel vocabolario una parola nuova, mai usata prima, “allunaggio”, si ricorda perfettamente dov'era, cosa stava facendo, con chi. La vista dell’uomo che muove i primi passi sulla Luna ha diviso la nostra vita in due, prima e dopo. Io stavo facendo gli esami di Maturità ad alcune classi delle superiori, e mi ricordo che tutti insieme, commissari delle diverse materie, decidemmo di interrompere le interrogazioni, una mezz’oretta, per andare in presidenza, dove c'era un televisore, e vedere il primo uomo, uno come noi, che aveva camminato sul nostro satellite. Ricordo quel che pensai: comincia una nuova era, gli uomini che nascono in quest’era saranno diversi dagli uomini nati nelle ere precedenti, diversi da me. Anche l’esame che sto facendo a questi ragazzi diventa antiquato. Io li dichiaro maturi o non-maturi, ma la mia cultura in questo momento invecchia, diventa una cultura del passato. Le generazioni del passato, fino alla mia compresa, si rivolgevano alla Luna con le parole del Leopardi: «Che fai tu, Luna, in ciel? Dimmi, che fai, silenziosa Luna?». Sto guardando alla tv un uomo, mio fratello, che posa gli scarponi sul terreno lunare, soffice e polveroso come la cenere del focolare, e sento la Luna che risponde, all’antica domanda di Leopardi e dell’uomo di tutte le epoche, e la risposta della Luna è questa: «Ti sto aspettando». Lo sbarco sulla Luna è un’impresa eroica, cioè compiuta da eroi, singoli uomini o capi di Stato che facevano della loro volontà la volontà di un popolo. Non sarà mai più così. Adesso comincia a profilarsi il sogno di sbarcare su Marte, ma quella non potrà essere una conquista degli Stati Uniti o della Russia o della Cina, quella potrà essere soltanto una conquista dell’umanità: l’umanità tutta intera lavorerà per la salita su Marte, o la salita, che richiede un volo di anni, non ci sarà. Queste salite nel cielo non sono soltanto imprese fisiche, ma in un certo senso anche metafisiche. Stiamo guardando l’universo da vicino. Ci appare più abbordabile e nello stesso tempo più immenso. Vediamo e sentiamo il Tutto come non l’abbiamo mai visto né sentito. Più lo esploriamo, più ci sentiamo minuscoli. Dalla Luna gli astronauti vedevano la Terra piccola piccola. Vale la pena scannarsi tanto?

di FERDINANDO CAMON
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