domenica, 21 luglio 2019
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08.06.2019

Il labile confine della difesa legittima

E’ la solita, drammatica storia, ma stavolta c’è una nuova legge per affrontarla. Sono le tre di notte quando a Pavone Canavese, piccolo Comune alle porte di Ivrea, tre persone incappucciate e con un piede di porco approfittano del buio e del silenzio per assaltare una tabaccheria. Il titolare, che vi abita sopra, sente suonare l’allarme. Scende, ha una colluttazione - secondo le prime ricostruzioni - con chi tenta il furto, e spara. Spara con un’arma legalmente detenuta. Uno dei ladri, colpito al petto da uno dei sette colpi uditi da testimoni, cade a terra ucciso. E’ un moldavo incensurato. I due complici scappano. «Eccesso colposo di legittima difesa», è l’ipotesi di reato per la quale viene - per ora - indagato il sessantasettenne Marcellino Iachi Bonvin. La Procura, infatti, valuterà se al caso si potrà applicare la nuova legge a maggior tutela dei cittadini colpiti dall’irruzione dei delinquenti nella propria abitazione o luogo di lavoro. L’uomo è un pensionato che, con i figli, si occupava del negozio sotto casa. In soli dieci anni aveva subìto ben sette tra furti e rapine. «Totale solidarietà al tabaccaio, spero che possa usufruire della nuova legge che garantisce la legittima difesa a tutti», twitta subito Matteo Salvini. Seguito a ruota da Giorgia Meloni. Ma, per capire il contesto in attesa dei più approfonditi accertamenti della polizia scientifica e della magistratura, può essere utile ascoltare la voce del procuratore di Ivrea, Giuseppe Ferrando, che così descrive l’indagato: «Umanamente è una persona molto provata. Sa che in ogni caso è stata una cosa grave. Si tratta di una persona pacata, di una famiglia normale. Le armi erano regolarmente denunciate. Era stato aggredito più volte e aveva già subito dei furti». Parole che colgono i due risvolti della legittima difesa: dissuadere i criminali dall’entrare in casa altrui, compiendo uno degli atti più violenti che si conoscano. Ma, allo stesso tempo, non rinunciare mai all’idea, potendo, di chiamare carabinieri o polizia, anziché reagire da sé. Perché poi, quando si spara e si uccide, indietro non si torna più. È in questo confine molto labile tra la difesa di sé, dei familiari e della propria casa e la doverosa e prioritaria telefonata alle forze dell’ordine ogniqualvolta si corre il rischio di subire violenza, che si gioca il destino della nuova legge. Non saranno i proclami dei politici, ma i fatti di cronaca a dirci e a darci la risposta ai dubbi e agli interrogativi. •

di STEFANO VALENTINI
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