mercoledì, 20 novembre 2019
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23.04.2019

Il Decreto non stimola

L’ultima versione del Decreto crescita riduce le facilitazioni fiscali per le imprese trasferendo risorse alla spesa assistenziale. Non è depressivo, ma nemmeno sufficientemente stimolativo. Potrebbe esserlo lo sblocco dei progetti infrastrutturali, ma sulle quantità pesano ostacoli ideologici e l’incertezza dovuta al gap di quasi 40 miliardi per raggiungere l’equilibrio finanziario nel progetto di bilancio 2020, ora previsto, in parte, solo via aumento dell’Iva che però deprimerebbe i consumi. Per evitarlo bisognerà tagliare altra spesa e, visto l’orientamento detto in apertura, è probabile che ciò sarà a danno di imprese e investimenti. In sintesi, il mercato interno resterà stagnante, cioè in declino. Non ci resta che sperare, oltre che in un governo più pro sviluppo, nel traino esterno alla crescita e ciò porta ad un’analisi di geopolitica economica. Da un lato, preoccupante, c’è l’aumento dei conflitti reali (Yemen, Libia), potenziali (tensione Usa-Iran), dell’instabilità interna in molte nazioni (Algeria, Sudan) tra cui l’eccidio di quasi 300 cristiani in Sri Lanka lascia sconvolti e inquieti per il timore di una globalizzazione della violenza religiosa. Dall’altro, le tensioni con più impatto sul commercio internazionale, e sul ciclo degli investimenti, si stanno riducendo: il negoziato tra America e Cina è orientato al buon fine, i governi europei hanno dato mandato alla Commissione, pur la Francia contraria, di avviare un trattato doganale con gli Stati Uniti e lo shock di una Brexit traumatica sembra, al momento, evitato. Inoltre, la vittoria di Volodymir Zelensky nelle presidenziali dell’Ucraina aumenta la probabilità di una pacificazione tra Kiev e Mosca. La pace nell’oriente europeo e la riapertura del mercato russo sono di vitale importanza per l’export italiano in molti settori pesantemente colpiti da sanzioni e controsanzioni. Pur difficile, un compromesso è possibile: l’area russofona ribelle del Donbass resta nell’Ucraina come regione autonoma e Kiev riconosce, con salvafaccia, l’annessione russa della Crimea, il tutto stabilizzato da un accordo di libero scambio tra Russia e Ucraina, poi da estendere all’Ue. Mosca teme la Cina e ha interesse a normalizzare i rapporti verso occidente. La posizione americana antirussa potrebbe restare rigida, ma proprio per l’interesse ad aggiungere almeno 8-10 miliardi al proprio export l’Italia dovrebbe farsi mediatore e proponente attivo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

di CARLO PELANDA
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