domenica, 21 luglio 2019
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14.06.2019

Il compromesso con l’Europa

Il ministro dell’Economia Tria ieri l’ha detto fuori dai denti. Bisogna trovare un compromesso a Bruxelles ed evitare la procedura di infrazione per debito eccessivo. Sarebbe la prima volta che uno Stato dell’Unione si vede sventolare il cartellino rosso di sorvegliato speciale, con il peso di sanzioni che potrebbero arrivare fino a 9 miliardi di euro. A dire di Tria i conti pubblici sono a posto e non serve la manovra correttiva. Le previsioni di dicembre però sono state sbagliate. Positivi invece i dati sulle entrate tributarie. La fattura elettronica pare faccia miracoli. Ma anche in questi giorni abbiamo assistito al solito siparietto. Salvini e Di Maio continuano a fare la voce grossa e reclamano una manovra economica coraggiosa per la crescita. Al contrario Tria recita la parte del cireneo che sa che non può alzarla con i partner, perché le opinioni pubbliche europee sono stanche delle cicale italiane, e perché consapevole che abbiamo un’unica carta da giocare. Pesantissima. Se il Paese andasse gambe all’aria trascinerebbe nell’Acheronte non solo l’euro. Ecco perché il Belpaese non colerà a picco, anche se dovrà tornare a fare i compiti: la stabilità finanziaria è un valore. Tutti sono consapevoli che le tasse sono troppo alte, soprattutto sul lavoro. Ma al di là delle sparate sui minibot, che metterebbero ulteriormente la finanza pubblica in difficoltà perché farebbero aumentare la base monetaria favorendo l’inflazione, la tenuta dei conti pubblici è il tormentone che ci porteremo sotto l’ombrellone. Capitava anche prima dell’euro con i periodici scossoni alla fragile lira. Nel 1979 aderimmo allo Sme dopo la crisi valutaria del 1976. E ci tuffammo nell’euro dopo il panico del 16 settembre 1992. Il debito è il peccato originale. Cresce e alletta gli speculatori. Succede quando ai politici fa difetto il realismo. Nel 2011 a Berlusconi, adesso a Salvini e Di Maio, oggi come ieri ostaggi delle promesse elettorali. A parole non deflettono di un millimetro, salvo poi spedire a trattare Tria. Tocca a lui quotidianamente fare i conti con lo spread (sempre troppo alto e nei fatti è una tassa occulta per famiglie, imprese e banche), e con stipendi e salari di dipendenti pubblici e pensionati. Il calendario per evitare la procedura è una corsa ad ostacoli tutta politica. Il clou sarà il 9 luglio quando il Consiglio di economia e finanza deciderà se bacchettarci. Intanto, s’avvertono scricchiolii perché l’export veneto segna il passo. La frenata dell’auto penalizza anche una fetta d’industria vicentina. Che resta solida. Serve un buon compromesso per stabilizzare la finanza pubblica. I Dioscuri del Contratto lo tengano a mente. •

di IVANO TOLETTINI
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