mercoledì, 17 luglio 2019
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30.05.2019

Il candidato fa la differenza

Nel voto politico del Vicentino oggi non c’è storia. La barca salviniana veleggia con il vento in poppa: ci è salito un elettore su due, quasi due su tre hanno votato a centrodestra. Una scelta di campo così netta non ha precedenti. Altra storia, invece, è quella raccontata dalle elezioni amministrative. Una realtà più complessa e articolata, soprattutto quando i Comuni scendono di dimensioni, la distanza tra elettore ed eletto si assottiglia e lo spirito del tempo cede il passo ai contenuti locali: ai candidati in campo, alle persone. È lì che i pesi si rimettono in gioco, al punto che in diverse piazze gli sconfitti delle Europee si prendono robuste rivincite. Un dato balzava agli occhi alla vigilia delle Comunali: in un mare di liste civiche, l’unico partito a piazzare il proprio simbolo sulla scheda nei piccoli centri è stata la Lega. Una prova di forza, nella convinzione di poter sfondare con il brand Salvini. A conti fatti, quella prova di forza si è rivelata un flop: dei diciannove piccoli paesi vicentini in cui la Lega si è presentata con i colori ufficiali, ha vinto solo in tre. Da un lato perché la corsa in solitaria ha spaccato il fronte di centrodestra. Dall’altro, e se ne è avuta prova, perché su scala locale conta molto lo spessore del candidato e della sua squadra, al di là di ogni bandiera. Lo si è visto nei tre grandi Comuni dove ha vinto la Lega, dove sono stati apprezzati i candidati al di là del traino politico ricevuto; e anche nelle altre due grandi piazze dove la Lega non ha sfondato: in primis, a Schio, dove il civico Valter Orsi si è imposto al primo turno attirando a sé più di un elettore leghista su due; e poi a Valdagno dove Giancarlo Acerbi va al ballottaggio recuperando circa 2.500 voti che alle Europee erano sfuggiti al centrosinistra. Ma è nei piccoli centri - da segnalare l’area thienese - che si è misurato il fattore-persona, al punto che diversi candidati civici più o meno progressisti hanno battuto i portacolori leghisti anche dove il voto politico era stato appannaggio di Salvini. È la prova che, laddove il governo della cosa pubblica poggia su rapporti personali di fiducia - successi e tonfi dell’amministrare un Comune si toccano con mano nella vita quotidiana - le persone, nelle loro diversità, si prendono la rivincita sul “popolo” indistinto, caro ai leader di partito. Il voto comunale, che passa meno dai social network e più dai (riscoperti) porta a porta elettorali, ha dato un sonoro segnale ai partiti chiamati a selezionare i candidati: l’opinione pubblica sa riservarsi autonomia di pensiero e capacità critica; e le esercita, deviando talvolta il vento forte della politica. •

di MARCO SCORZATO
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