sabato, 11 luglio 2020
CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

07.02.2020

Il baco nel modello lodato dal sistema

La stessa storia. Identica. L’inchiesta, il risparmio tradito, le azioni senza un prezzo, le manette: quello che leggiamo oggi a proposito della Banca Popolare di Bari non è altro che un remake del disastro a cui hanno assistito qualche anno fa gli azionisti delle Popolari venete. Tutto, ma proprio tutto, geografia a parte, sembra essere stato ideato dalla stessa mente. Cambiano i nomi dei principali imputati: Jacobini, padre e figlio, a Bari al posto di Zonin e Consoli a Vicenza e a Montebelluna. Cambiano le dimensioni delle voragini azionarie: un miliardo e mezzo evaporato in Puglia contro i dieci miliardi circa in Veneto. Ma la trama è la medesima. Non sono le uniche banche ad aver subito tracolli in questo decennio complicato. Ma sono le sole per le quali è stata messa in cantiere una legge che prevede rimborsi, ancorché parziali, per gli azionisti. Una sorta di ammissione di colpa del sistema, perché in tutti gli altri casi gli azionisti sono considerati i padroni della baracca. E quando una baracca crolla, i primi a pagare sono i padroni, com’è ovvio che sia. Ne sanno qualcosa gli azionisti di Unicredit o del Banco Popolare, per citare due istituti di credito diffusi a queste latitudini, che hanno pagato a caro prezzo il crac di Lehman: le azioni sono precipitate quasi a zero, per poi risalire solo parzialmente nel corso degli anni. E comunque a nessuno che sia venuto in mente di prevedere un rimborso a qualsiasi titolo per gli azionisti. Per il semplice motivo che le azioni erano quotate in Borsa, dove le perdite fanno parte del gioco e chi compra quei titoli sa a cosa va incontro. Nel bene e nel male. Le tre popolari precipitate nell’abisso, invece, rientravano nell’esigua categoria degli istituti non quotati, dove il prezzo veniva stabilito dal Cda sulla base di valutazioni di esimi periti e rimaneva immobile per tutto l’anno. Dando l’illusione ai sottoscrittori, rassicurati in teoria dalla vigilanza della Banca d’Italia, che l’unico rischio fosse quello della misura del dividendo distribuito ogni anno e che l’azione fosse una sorta di libretto di risparmio. In realtà proprio questa illusione, corroborata dalle norme legislative e dal ruolo ibrido di arbitro, controllore e regista esercitato dalla Banca d’Italia, accomuna la parabola di Vicenza, Montebelluna e Bari. Il modello banca popolare non quotata, emblema di vicinanza al territorio grazie anche al credito effettivamente erogato per il sostegno del sistema economico, si è rivelato la miccia che ha innescato l’esplosione. In Puglia come in Veneto. •

di MARINO SMIDERLE
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1