lunedì, 24 giugno 2019
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11.04.2019

I fantasmi dei numeri

La narrativa della politica e la prassi dei numeri. Mai come in questi ultimi anni assistiamo a una divaricazione totale tra ciò che i governanti annunciano e la realtà fattuale. Il primo grande affabulatore è stato Berlusconi, capace di sedurre l’opinione pubblica grazie al suo fascino di cantastorie incallito. Il collante dell’anticomunismo fu efficace. Poi è stato il turno del sindaco fiorentino, anche lui svelto nella favella e rotondo nel prospettare agli elettori un’uscita di sicurezza dalla crisi beneficiando del lavoro sporco di Monti e Letta, che non a caso nell’immaginario collettivo sono il babau, ma analizzando i bilanci hanno messo a posto i conti della finanza pubblica. Adesso è il turno dei due nativi digitali della politica, Salvini e Di Maio. Il primo è uno straordinario narratore di viaggi ipotetici nel mondo grigio dell’economia e non a caso le donne cadono ai suoi piedi, perché ha un fascino irresistibile nel garantire sicurezza. Ha chiuso i porti, ha alzato la paletta a frotte di derelitti parte dei quali sarebbero arrivati nelle nostre terre a vivere alla giornata ed a delinquere. Un merito, senz’altro, quello di avere fermato le canaglie. Ma sul piano della crescita non ci siamo proprio. La politica economica lasciata nelle mani perlopiù dello scafato Di Maio che pur avendo sfornato provvedimenti a vantaggio della sua terra d’elezione (“vedi Napoli e poi muori”), non ha spostato di una virgola la traiettoria del moltiplicatore economico, ed ha impantanato l’Italia. Certo, i rimborsi a vantaggio dei truffati dei crac bancari sono cosa buona e giusta, ma a nessuno sfugge che hanno il sapore della mossa elettorale. È manna per chi li incassa, debito pubblico, deficit e prospettive negative per chi apre il portafoglio sotto forma di imposta. Perché non si crederà che il pasto è gratis. I fantasmi che si agitano all’orizzonte dell’Italia non sono certo edificanti. I numeri che vengono snocciolati e aggiornati (in negativo) dai vari “Def” di turno sono pillole di bugie inoculate nel corpo di un elettorato che assomiglia a quel viandante che si fa trastullare dai sogni notturni risvegliandosi al mattino nel solito pagliericcio. Adesso viene agitata la flat tax (parziale), ma non si spiega chi la pagherà. Avanti dunque con i debiti, unica certezza di una maggioranza che il ministro Tria auspica “responsabile e dedita alla crescita”. Le recenti misure per le imprese appaiono finalmente efficaci: ma si crede davvero ai numeri prospettati (e i tormenti dell’Iva?) se in soli tre mesi sono stati completamente rivisti? E il premier Conte? Già, ma chi è costui? •

di IVANO TOLETTINI
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