sabato, 11 luglio 2020
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01.02.2020

I cinque stelle e il consenso crollato

La politica, ammonisce Max Weber, è una professione. Forse la più difficile. I cinque stelle in diciassette mesi di potere scontano l’evidente impreparazione. E il popolo se n’è accorto. Dopo averli premiati per abbattere la casta e i suoi privilegi, ha cominciato a ritirare la delega. Una slavina. Perché si sono dimostrati incapaci ad esempio di dialogare con le categorie economiche. Dettaglio non trascurabile quando si guida l’ottavo Paese più industrializzato. Tanto che Di Maio è sparito. Ma gli epigoni di Grillo sono finiti? Il voto di domenica ha orientato i commenti di molti osservatori verso questa conclusione, alla luce dei risultati disastrosi del movimento che nel 2018 era di gran lunga il più amato dagli italiani. Fine dell’idilio? Nella società liquida, scolorita l’ideologia, la macchina del risentimento di massa domina i ragionamenti dove i fattori psicologici producono gli eventi. Non dovremmo dimenticare che nel 2013 quando la Lega (allora orgogliosamente nordista) era precipitata al 4% dopo gli scandali della Bossi family, tutti vaticinavano la sua fine. Salvini venne accolto come un parvenu in vena di smargiassate. Sappiamo tutti quello che è successo grazie alla sua spavalda vis polemica e capacità comunicativa. Lo stesso era successo dopo il 4 marzo 2018 per il Pd, di cui fu celebrato il funerale. Salvo adesso rendersi conto che l’area riformista che due anni fa era confluita nel M5S, con l’uscita di scena di un leader divisivo come Renzi, ritorna attraente. Con una leadership rassicurante. Certo, l’Emilia Romagna è un campione particolare, ma l’anno scorso per il Pil ha sopravanzato il Veneto. E non va dimenticato che Zingaretti nel Lazio sconfisse i cinque stelle all’apogeo. Insomma, ogni volta che risuonano le campane a morto di uno schieramento le nuove leadership dimostrano che il rinnovamento in politica (democristiani e socialisti furono sordi alla fine degli anni Ottanta pagandolo con l’estinzione) è salvifico. Va da sé che dev’essere accompagnato da una proposta politica per risolvere i problemi della gente e, più in generale, di una società post industriale dalle caratteristiche peculiari come quella italiana: alto debito pubblico, bassa produttività, alta spesa sociale ed evasione fiscale, ma anche alta tassazione associata alla grande disparità tra Nord e Sud. Una proposta politica che il M5S appare incapace di rappresentare. Ma la politica è una professione che richiede passione, lungimiranza e senso di responsabilità: il populismo grillino saprà rigenerare la leadership per cambiare rotta? •

di IVANO TOLETTINI
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