giovedì, 16 luglio 2020
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15.02.2020

Governo in crisi I rischi per il Paese

Se c’è una cosa che nell’Agenda Italia, in questo momento, proprio non può esserci, è una nuova crisi politica. Anche al di là dei motivi, più o meno nobili, che rischiano di farla invece esplodere nei prossimi giorni. Il duello fra Renzi e Conte è ormai arrivato quasi ad un punto di non ritorno. Ed è davvero difficile fare previsioni alla luce delle ultime dichiarazioni. In altre epoche politiche lo scontro avrebbe già messo in ginocchio l’esecutivo e costretto il premier ad un chiarimento definitivo o ad una salita al Colle per decidere cosa fare. Ma oggi, nel pieno della terza Repubblica, i riti e le liturgie sono diverse. Bisognerà vedere fino a che punto tireranno la corda i duellanti. Senza considerare quello che si muove dietro le quinte, con la solita pattuglia dei «responsabili» pronti a salvare la maggioranza e il Conte bis. Questa volta, però, il percorso rischia di essere molto accidentato e dagli esiti poco scontati. Bisognerà misurare, ad esempio, quanto sia forte la voglia del leader del Pd, Zingaretti, di andare a votare e di liquidare l’esperienza di Italia Viva. Anche al netto delle proposte sussurrate da Renzi su un cambio di premiership che chiamerebbe in campo esponenti del Pd come il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri o outsider di lusso come Mario Draghi. Quanto basta per rendere complicato il rebus di una sempre più incombente crisi di governo. Proprio quello che, in questo momento, non serve al Paese. Ieri, la Banca d’Italia, ha di nuovo fatto suonare l’allarme per il nuovo record del debito pubblico. Nonostante le promesse e i sacrifici delle ultime finanziarie, i nostri conti non tornano. Così come sarebbe davvero sbagliato trovarsi scoperti e con un governo debole di fronte alle nuove emergenze scoppiate nelle ultime settimane, dall’epidemia del coronavirus al rallentamento dell’economia mondiale: un trend che sta facendo vittime illustri, a partire dalla Germania. Ci sono, poi, le grandi questioni tuttora irrisolte di un Paese che da vent’anni continua a crescere con la poco invidiata sindrome dello zero virgola. Nel 2021 dovremo disinnescare la clausola di salvaguardia dell’Iva, valore oltre 23 miliardi di euro. Ma, prima ancora, dovremo trovare una strada alternativa ai tanti pensionati che speravano di lasciare il lavoro con quota Cento e che rischiano un futuro da esodati. Senza contare, infine, il grande nodo degli investimenti produttivi. Problemi che non possono permettersi una crisi di governo. •

di ALESSANDRO CORTI
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