martedì, 22 settembre 2020
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27.11.2019

Gli “errori” dell’Istat

Fermate il mondo, quello degli uomini, voglio scendere. È questa la prima reazione che suscitano i risultati della ricerca statistica presentata dall’Istat in occasione della Giornata mondiale contro la violenza di genere, dalla quale emerge che circa sette milioni di donne italiane di età compresa tra i 16 e i 70 anni nella loro vita hanno subito una qualche forma di violenza, da quella psicologica a quella fisica fino a quella sessuale. Ma c’è un dato che suscita più che allarme vergogna, ossia che il 39,3 per cento degli italiani, gli intervistati sono femmine e maschi, ritiene che una donna sia in grado di sottrarsi ad un rapporto sessuale se davvero non lo vuole consumare. Ad aggravare il risultato della rilevazione c’è che per un italiano su 4 sarebbe la donna a provocare la violenza sessuale con il suo modo di vestire. Come poi non rabbrividire nel leggere che il 6,2 per cento è convinto che le donne serie non vengono violentate. Chiamatela ignoranza o arretratezza, l’impressione è di essere finiti nella macchina del tempo che ci ha portato indietro di almeno 50 anni. Ci conforta che sul tema sia aumentata la sensibilità del Parlamento: dal duemila in poi infatti sono state approvate diverse leggi fino all’ultima, il Codice Rosso, passata a luglio in Senato senza voti contrari ma con 47 astensioni. Una norma che ha introdotto nuovi strumenti a tutela della donna vittima di violenza. Pur riconoscendo la serietà dell’Istat, preferiamo pensare che la ricerca sia stata sbagliata piuttosto che accettare che sia il 39,3 per cento degli italiani ad essere affetto dalla sindrome dell'inciviltà. •

di LUCA ANCETTI
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