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05.03.2013

«Perché la Chiesa ha bisogno di due papi»

Don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova
Don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova

«La Chiesa è talmente messa male che lo Spirito Santo ha deciso di mandarci due papi: uno per pregare e uno per agire». Don Marco Pozza, il prete originario di Calvene che ama andare contro corrente, interpreta così le dimissioni del papa. Da sempre è un estimatore di Ratzinger. Ora che Benedetto XVI ha deciso di dedicarsi alla preghiera, ne evidenzia la grandezza. «L'ho sempre difeso e stimato, non solo come persona, ma per il suo pensiero. A lui sono debitore, visto che studio teologia sui suoi libri» Lei è riuscito a capire perché l'ha fatto? L'immagine che ho in testa mi riporta al gioco del tiro alla fune. Da una parte c'era Benedetto XVI che tirava per fare pulizia e riportare Gesù Cristo al centro della Chiesa, dall'altra certi cardinali che tiravano nella direzione opposta. Che cosa ha determinato la svolta? È accaduto ciò che nessuno avrebbe mai immaginato: il papa ha deciso di mollare e alla fine è stato l'unico a restare in piedi, spiazzando tutti. Stanchezza o provocazione? In ogni caso stanchezza. Pensiamo agli uomini di 86 anni che vivono nei nostri paesi: è comprensibile che non abbiano forze. E poi la stanchezza dell'anima, nel vedere che questa battaglia di purificazione la stava portando avanti da solo. La decisione ha conseguenze pesanti. In che senso? Dal giorno in cui ha comunicato la decisione di dimettersi, nulla è più come prima. È la prima volta che un papa, in piena libertà, decide di voltare le spalle e questo dimostra un'intelligenza superiore. Il coraggio, del resto, l'aveva già dimostrato scrivendo ai vescovi irlandesi: «Voi avete tradito». Purtroppo non è riuscito a portare fino in fondo la sua opera di pulizia. Non c'è il rischio di leggere una resa? Quella di Benedetto XVI resta una provocazione, per tutti un punto di non ritorno, che ha rivoluzionato anche la considerazione che c'era di lui, prima e dopo. Papa Ratzinger non ha mai sofferto il paragone con Giovanni Paolo II, ma ha fatto in modo che la gente amasse Dio. Dopo che si è tirato indietro la gente si è innamorata di lui. Con questo ha dato anche una bella lezione di umiltà, dimostrando che nessuno è condannato a regnare in eterno. Che immagine di chiesa esce? Splendida se si pensa alla figura di Benedetto XVI, meschina se pensiamo invece alla chiesa degli scandali e delle intercettazioni, dove nessuno si fida di nessuno. E adesso? Prego lo Spirito Santo perché mandi qualcuno che possa fare chiarezza. Se prima di Benedetto XVI la situazione era grave, ora è sicuramente più complicata. Giovedì scorso, mentre celebravo la messa con i miei detenuti, non sono riuscito a trattenere le lacrime di fronte all'immagine di lui che si alzava in volo e andava via. Adesso ho capito che Benedetto XVI era il papa giusto al momento giusto. Chi vorrebbe come suo successore? Mi piacerebbe un volto nuovo. Spero diventi papa il cardinale di Manila, l'arcivescovo Luis Antonio Tagle, non solo perché è giovane, ha 55 anni, ma perché porti una ventata nuova alla chiesa e prego perché il nuovo pontefice non sia nè italiano nè europeo. Mi piace molto questo cardinale e la sua storia e penso che, dopo un pontificato durato otto anni, ci sia bisogno di qualcuno con più tempo davanti, che possa portare una marcia diversa. Lei ha criticato i cardinali, ha dei nomi? Volere individuarli è come cercare un ago in un pagliaio. Da secoli, forse dai tempi di Cristo, quando c'era Giuda, il male si è insinuato nella chiesa, e questo ha fatto sì che si affermasse un certo stile e, al contrario, che un prete santo non fosse una cosa normale. Parole forti, c'entra il demonio in tutto questo? Un cristiano sa che il demonio è all'opera. Avvicinandosi la fine della storia, Satana ha capito che, se vuole portare a casa la vittoria, deve fare in modo che la chiesa non sia più credibile. Non si spiegherebbe altrimenti come la chiesa possa essere stata coinvolta in tanti atti vergognosi. Ha detto proprio “fine della storia”? Chi si sforza di andare al di là delle notizie non può non rendersi conto che siamo ad una svolta, un incrocio dove stanno confluendo tante strade: la politica, lo sport, la natura, la chiesa stessa. Tutto si sta sgretolando e sembra dirci che la menzogna non premia. La megalomania dell'uomo sta provocando molti drammi, ma mostra anche che, quando l'uomo cerca di sfidare Dio, crea una nuova torre di Babele. È preoccupato? Mi preoccupa la stanchezza che vedo nello sguardo di tante persone. Ma, come ha sintetizzato qualche sera fa un ragazzino di sette anni, dopo avermi sentito per due ore: il vincitore è un sognatore che non si è mai arreso. Che cosa direbbe a Benedetto XVI? Grazie. Per aver riportato l'attenzione sulla figura di Gesù. E per aver dimostrato che il cristianesimo non è un gioco in scatola.

Marialuisa Duso
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