domenica, 17 novembre 2019
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19.01.2012

I parrocchiani divisi: «Sacerdote stimato» «Allungava le mani»

L'oratorio di Santa Croce
L'oratorio di Santa Croce

Un quartiere diviso a metà. A Santa Croce c'è chi difende a spada tratta don Sergio Rappo, il co-parroco accusato di violenza sessuale su un ventenne, ma dall'altra parte c'è anche chi racconta episodi inquietanti. Gli animi dei cittadini sono sconvolti per la notizia che ha investito la parrocchia. C'è chi è turbato perchè in quel sacerdote credeva e riponeva fiducia. Un uomo che a detta di molti si era dato tanto da fare per la comunità in tutti questi anni di servizio, aiutando le persone in difficoltà che andavano a bussare alla porta della coanonica. «Una notizia che ci ha colto di sorpresa e ci lascia perplessi - afferma Sergio Pianalto dell'omonima edicola di fronte alla chiesa -. Il parroco era molto stimato e apprezzato per il suo operato. Grazie a lui era sparita anche la gentaglia sospetta che alla sera girava qua in parrocchia». «Sentivo clienti ipotizzare - spiega il titolare di un esercizio commerciale di via Strasseggiare, cuore del quartiere - una possibile “vendetta” o una mal interpretazione da parte del ragazzo vittima, magari offesosi per altri motivi. In ogni caso sarà la giustizia a far luce sulla faccenda». Dall'altro lato però c'è anche chi si domanda come mai queste presunte attenzioni particolari verso i giovani non siano venute a galla prima. Dalle voci di quartiere sembrerebbe infatti che il sacerdote anche in anni passati avesse allungato un po' troppo le mani su qualche giovane, con il solito pretesto “massaggi” reciproci. Informazioni che in questi giorni sono al vagli dei carabinieri per stabilirne la veridicità. «Questa estate una cliente - racconta un'altra negoziante - mi raccontò dell'episodio accaduto al figlio di conoscenti. Il ragazzo aveva avuto a che fare con don Sergio. Mi aveva parlato di strani massaggi in seguito ai quali il giovane non era più stato lo stesso e aveva dovuto addirittura sottoporsi a terapia psicologica».

Silvia Dal Ceredo
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