23 aprile 2019

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21.03.2019 Tags: MILANO , Bus

Terrore sul bus
Papà del bimbo eroe
chiede la cittadinanza

Un ragazzino egiziano di 13 anni presente sull'autobus dirottato ieri ha finto di pregare in arabo mentre, in realtà, stava avvertendo il padre che l'autobus era sotto sequestro. È uno dei dettagli raccontati dal sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, secondo la quale tra gli studenti, nonostante la paura provata in quei momenti «è scattato un gioco di squadra». Un altro studente, infatti, aveva chiamato dopo aver raccolto un cellulare da terra.

 

«Mio figlio ha fatto il suo dovere, sarebbe bello se ora ottenesse la cittadinanza italiana», ha detto Khalid Shehata, il padre di Ramy, il 13enne che ieri ha nascosto il cellulare all'autista sequestratore ed è riuscito a fare la prima telefonata al 112. «Siamo egiziani, sono arrivato in Italia nel 2001, mio figlio è nato qui nel 2005 ma siamo ancora in attesa di un documento ufficiale. Vorremmo tanto restare in questo Paese. Quando ieri l'ho incontrato l'ho abbracciato forte».

 

Investigatori e inquirenti che indagando sul caso di Ouesseynou Sy, l'autista che ha sequestrato e incendiato il bus con 51 ragazzi ed è stato arrestato ieri, stanno cercando di acquisire il video-manifesto postato dall'uomo sul suo canale privato di una piattaforma web e inviato ai suoi conoscenti in Italia e in Senegal. Nel filmato l'uomo spiegava le ragioni del suo «gesto eclatante» contro le politiche migratorie italiane. Del video aveva parlato lo stesso Sy nel corso dell'interrogatorio davanti ai pm ieri sera.

 

Intanto si sta cercando di tornare alla normalità alla scuola di Crema. La madre di una ragazzina che non era a bordo del mezzo ha deciso comunque di portarla, nonostante la figlia abbia paura. «Ho deciso di portarla anche perche' a casa avrebbe guardato la tv e si sarebbe ancor più preoccupata. Non ha dormito». Davanti alla scuola i genitori si interrogano. Filippo, che ha una figlia in prima media, sostiene che nell'azienda di autobus per cui lavorava il conducente che ieri ha dato fuoco al mezzo «non si fanno controlli». 

 

Ousseynou Sy è sorvegliato a vista in una cella insieme ad altri detenuti nel carcere di San Vittore dove è stato portato intorno all'una della scorsa notte. L'uomo, che subito dopo l'arresto era stato medicato in ospedale per ustioni leggere, ieri sera ha avuto solo il colloquio con il medico di guardia. Questa mattina, invece, incontrerà lo psichiatra, lo psicologo e l'educatore del reparto.

 

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