20 ottobre 2020

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28.09.2020 Tags: BARI , Fidanzati uccisi

Fidanzati uccisi: studente fermato confessa «Erano troppo felici»

Giovanni Antonio De Marco
Giovanni Antonio De Marco

Voleva immobilizzare , torturare e uccidere, per poi ripulire tutto con detergenti e lasciare una scritta sul muro con un messaggio per la città. Era questa l'azione dimostrativa che il 21enne Giovanni Antonio De Marco, fermato ieri sera per il duplice omicidio del giovane arbitro Daniele De Santis ed Eleonora Manta , i due fidanzati uccisi barbaramente con decine di coltellate nella casa dove si erano appena trasferiti, il 21 settembre scorso a Lecce.

 

«Ho fatto una cavolata  - ha confessato -  so di aver sbagliato. Li ho uccisi perché erano troppi felici e per questo mi è montata la rabbia». Sarebbero queste le parole con le quali Antonio De Marco avrebbe motivato agli investigatori l'assassinio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta. 

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, infatti, il 21 enne Giovanni Antonio De Marco, che nella notte ha confessato, aveva vissuto per quasi un anno in affitto in una delle stanze dell'appartamento dove successivamente i due giovani avevano deciso di andare a vivere insieme. A quanto si è appreso, per almeno due mesi De Marco ed Eleonora Manca sarebbero stati coinquilini perché la ragazza si appoggiava nell'altra stanza dell'appartamento. La convivenza tra i due, però, non sarebbe stata facile. Daniele De Santis aveva quindi deciso di non rinnovare il contratto al giovane e di tenere l'appartamento per sé e la fidanzata.

 

L'omicidio, ha spiegato il procuratore di Lecce, Leonardo Leone De Castris, sarebbe stato a lungo premeditato e definito nei minimi dettagli. In alcuni bigliettini che l'assassino ha perso nella fuga, è stata trovata non solo la mappa che indicava come evitare le telecamere di sicurezza della zona, ma anche i dettagli "delle attività prodromiche" che avrebbero dovuto procedere l'omicidio. «Nelle intenzioni dell'assassino - ha detto De Castris - l'omicidio doveva essere una rappresentazione anche per la collettività». Sul punto il procuratore non è stato più chiaro, ma ha fatto riferimento alla circostanza che sul luogo dell'omicidio sono state trovate «striscette tendi tubo ed altro materiale». «Da oggi la città di Lecce esce da un incubo - ha detto - l'accaduto è una rarità nella criminologia penale». «L'assenza di un movente - ha spiegato ancora il procuratore, che ha anche auspicato una confessione dell'indagato - ha rappresentato una grossa difficoltà iniziale nelle indagini perché senza un movente è difficile capire qual è la pista da seguire e questo mi ha ha spinto a seguire la vicenda con quattro magistrati, oltre ad un sostituto anche i due aggiunti e il lavoro di polizia giudiziaria del carabinieri è stato eccellente».

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