29 maggio 2020

Economia

CHIUDI
CHIUDI

Chiudi

29.12.2011

«Non si trovano più artigiani perché non li abbiamo formati»


 P. Girardi (a destra) all'Istituto culturale italiano di San Francisco
P. Girardi (a destra) all'Istituto culturale italiano di San Francisco

«Manca personale qualificato per le professioni artigiane? Bisognava fare formazione prima». Non ha peli sulla lingua Paola Girardi, titolare dell'omonimo atelier di corso Fogazzaro, quando sente parlare dell'allarme lanciato dalle imprese artigiane vicentine, che non trovano lavoratori competenti da inserire in azienda al posto di chi va in pensione e che devono chiedere a questi ultimi di restare per non perdere il know how.
«Sento tante aziende che si lamentano, anche nel mio settore, la sartoria. Ma, dico, ne stiamo parlando ora?», chiede con il tono di chi sull'argomento ha molto da dire. «Adesso è tardi, bisognava fare formazione quando era ora. La sartoria è "finita" negli anni Settanta, quando nacque l'industria e si smise di fare formazione, lasciando che le competenze si perdessero. Io sono stata una delle ultime ad avere la possibilità di imparare, poi le scuole si sono "omogeneizzate" e hanno cominciato a sfornare solo stilisti. Ora le ragazze che escono anche dal "Montagna", che è stata la mia scuola, non hanno le basi. Lo stilista sa disegnare le idee, fa ricerca coi tessuti, sui consumi, ma non si pensa ad una formazione che prepari a concretizzare il lavoro in sé. Ho ragazze che vengono da me con tanta buona volontà, ma non sono preparate».
Una preparazione che, invece, si trova altrove. «Gli unici che fanno questo lavoro - continua Girardi - sono i tedeschi. Collaboro da anni con Eurocultura e ospito stagiste dalla Germania, che hanno una preparazione straordinaria, sia tecnica che sartoriale. Si parla di disoccupazione, ma non si trovano modellisti, che sono ricercatissimi. Mancano figure che riescano a creare una collezione. E non lo dico solo io. Lo stesso allarme l'ha lanciato uno dei figli di Missoni».
Un problema, secondo Girardi, che è anche di cultura, «perché adesso le ragazze che escono da scuola vedono la sartoria come un lavoro da Cenerentola e preferiscono andare a fare le commesse». Lei, invece, più che Cenerentola è principessa, visto che le sue collezioni in estate le ha mandate in passerella a San Francisco, all'Istituto culturale italiano, dove è stata invitata a parlare del proprio percorso professionale e in generale del Made in Italy, compresi la formazione e la continuità di questo lavoro. «Mi hanno chiesto se noi diamo da fare tutto in Cina. È così che siamo visti. Io ho risposto che chi vuole la qualità tiene le produzioni in Italia».
E a proposito della formazione narra un'esperienza di qualche anno fa. «Nel 2008 l'allora Scuola d'arte e mestieri organizzò un corso da modellisti, con la mia collaborazione e il coinvolgimento della mia categoria: partì, ma non arrivò a conclusione per vari impedimenti». Come risolvere, allora, questa situazione? «Dovrebbe esserci più alternanza scuola-lavoro - conclude -, come si fa in altri settori, e quando un ragazzo vuole imparare il mestiere lo Stato dovrebbe sostenere sia lui che l'azienda che lo accoglie e perde tempo ad insegnarglielo».

Maria Elena Bonacini
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1