18 aprile 2019

Economia

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13.04.2019

Le Pmi hanno recuperato ma ora ritorna la frenata

Una delle tabelle elaborate dal report Confindustria-Cerved: le imprese acquisibili da fondi o quotabili
Una delle tabelle elaborate dal report Confindustria-Cerved: le imprese acquisibili da fondi o quotabili

«Le stime sull’andamento dei principali indicatori di bilancio per il 2018 confermano la frenata: in tutte le aree monitorate rallenta significativamente la crescita del fatturato, del valore aggiunto, del Mol (margine operativo lordo). La frenata rischia peraltro di non essere di breve durata». Conferma numeri buoni ma anche l’allerta per quello che abbiamo davanti, la 4a edizione del “Rapporto Pmi Centro-Nord” curato da Confindustria e Cerved e presentato ieri a Bolzano: «Secondo le previsioni di Confindustria e Cerved - sottolinea il report - nel 2019 la crescita di fatturato e valore aggiunto delle Pmi analizzate dovrebbe dimezzarsi, con conseguenze evidenti sulla redditività: i margini dovrebbero crescere con tassi intorno all’1% e la redditività netta tornerebbe a contrarsi. Solo nel 2020 è prevista una debole ripresa degli indici». RECUPERATA LA SITUAZIONE CRISI. «La loro parte le imprese le hanno fatte, ma non tutte sono fuori dal guado. Ora servono politiche industriali che ci facciano tornare competitivi», sintetizza Matteo Zoppas presidente di Confindustria Veneto. Il report ha analizzato un gruppo rappresentativo di oltre 122 mila imprese del Centro-Nord, di cui 39 mila nel Nordest. E l’analisi dei dati 2017 è positiva: «Nord-Ovest e Nord-Est hanno ormai recuperato il numero di imprese attive prima del 2007, mentre il Centro è ormai vicino». E Confindustria sottolinea che «il valore aggiunto fa registrare l’incremento maggiore degli ultimi 10 anni: gli andamenti sono particolarmente brillanti nelle regioni del Nord-Est (+5,1%). Migliora anche la redditività lorda: il Nord-Est si conferma l’area più dinamica (il Mol segna + 4,6% nel 2017)». Attenzione però: «Nonostante il recupero degli ultimi 5 anni, il divario con i livelli di redditività lorda pre-crisi rimane significativo»: a Nord-Est il gap è al -12,7%. UTILI SU, DEBITI GIÙ: IN AZIENDA C’È PIÙ CAPITALE. «Gli utili tornano oltre i livelli pre-crisi, grazie soprattutto al minor peso degli oneri finanziari. E continua il suo recupero la redditività netta sul capitale investito». Inoltre, anche se nel 2017 sono tornati a crescere, «i debiti finanziari risultano significativamente più sostenibili, pari a poco più del 60% del capitale investito nelle regioni del Nord, con livelli molto distanti da quelli del 2007, quando i debiti superavano abbondantemente il capitale netto». Questo «grazie a un deciso incremento del capitale netto investito nelle imprese», con un picco dell’11,4% a Nord Est». Inoltre «grazie al basso costo del denaro, anche gli oneri finanziari continuano a ridurre il peso sui margini delle Pmi». E «debito più sostenibile significa anche migliore affidabilità creditizia: nel 2018, le Pmi sicure o solvibili sono oltre il 70% nel Nord». LE INDUSTRIE TRAINANO L’ECONOMIA, MA FRENANO. A spiccare sono le Pmi industriali, che nel Nordest crescono del +6,4% in un anno e registrano più solidità finanziaria e debiti dimezzati. A livello regionale la Lombardia fa da guida, ma il Veneto e altre si segnalano «come le regioni con le migliori performance di medio periodo». Come detto, però, tutto questo quadro positivo dei dati 2017 segna adesso una frenata. «Gli ultimi mesi del 2018 vedono suonare alcuni primi significativi campanelli d’allarme per le Pmi del Centro-Nord», segnala il report. Che indica anche nuove possibili strade di crescita da seguire: la propensione all’export, la capitalizzazione e crescita di dimensioni, l’apertura del capitale aziendale. E segnala «poco meno di 3500 che hanno caratteristiche compatibili con l’acquisizione da parte di un fondo di private equity» e 500 con caratteristiche «molto simili a quelle già quotate in Borsa». «ABBASSARE IL CUNEO FISCALE». «Il rapporto Pmi 2019 - sottolinea Zoppas - evidenzia che le imprese non sono rimaste ferme ma hanno lavorato duramente per recuperare i gap provocati dalla crisi economica. Se molte ci sono riuscite, non possiamo nascondere che molte altre non hanno avuto la stessa fortuna e alcuni settori sono rimasti fortemente segnati». I margini di guadagno sono calati e quindi si sono sacrificati investimenti, ricerca&sviluppo, innovazione 4.0. «È urgente - conclude Zoppas - attivare politiche industriali e leve competitive in grado di assicurare non la sopravvivenza ma un’energica crescita economica. Siamo già in recessione tecnica e la tendenza per il 2019-20 è di ulteriore incertezza e rallentamento. Bisogna agire sulle zavorre che frenano il Paese e sui costi dei fattori produttivi. La riduzione del cuneo fiscale non è più rinviabile. Occupazione e crescita passano dall’impresa. Questo è il principio su cui basare ogni azione di governo. Non si possono disperdere ulteriori risorse in investimenti non propulsivi per l’economia». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

P.E.
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