11 agosto 2020

Economia

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22.03.2018

La carriera inizia
con il curriculum
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La carriera inizia con il curriculum
La carriera inizia con il curriculum

Un curriculum senza una lettera di presentazione, a volte confuso, incompleto o inviato uguale a tutti indipendentemente dell’azienda cui è indirizzato. Sono questi gli errori più frequenti che impediscono di arrivare all’agognato colloquio per trovare un posto di lavoro. Prima è necessario che il curriculum venga letto, che susciti interesse, che in qualche modo dica che persone siamo. Ma come si costruisce un curriculum che faccia centro? Ecco il parere di tre esperti.

 

DA ‘POSTA IN ARRIVO’ AL CESTINO: COME EVITARLO. Il primo errore da evitare è allegare il curriculum ad una mail generica uguale per tutti. «Di questi curriculum inviati in serie non ne ho mai aperto uno», spiega Tommaso Aiello, direttore generale di Emblema, fondazione impegnata a migliorare l’orientamento e i rapporti tra enti di formazione e imprese. «Del resto - aggiunge - nessuna impresa ha tempo da perdere: deve saltare agli occhi subito se vale la pena dare un’occhiata proprio a quel curriculum tra i tanti che arrivano». «Le candidature generiche rischiano di essere un buco nell’acqua - conferma l’ad di Umana, Giuseppe Venier -. Innanzitutto bisogna avere chiaro cosa si vuol fare e individuare le aziende di conseguenza. Ogni curriculum poi va tarato sulle esigenze dell’impresa, per questo consigliamo di accompagnarlo sempre con alcune righe di presentazione che spieghino i motivi per i quali ci si candida. Quanto al formato, fortunatamente ha perso appeal il curriculum europeo, troppo impersonale». «Se si cerca un primo impiego - precisa Luca Vignaga, responsabile risorse umane del gruppo Marzotto - il curriculum deve suscitare interesse, curiosità in chi è abituato a vederne centinaia. Si può sintetizzarlo in una pagina in modo creativo, ad esempio su un formato orizzontale anziché verticale realizzando una sorta di ‘cruscotto’ dove visualizzare formazione, competenze, esperienze magari con l’utilizzo di istogrammi. Ho trovato interessanti anche curricula corredati da seri test attitudinali che mettevano in evidenza le sofkt skills (competenze trasversali). Da valutare anche la possibilità di consegnare il curriculum a mano: del resto anche nell’era di Spotify il vinile ha il suo fascino». 


CORTEGGIATE L’AZIENDA. Essere giovani e non avere esperienza non è, al contrario di ciò che si pensa, il problema principale per chi cerca lavoro: come è emerso da un’indagine di Emblema, nel 96% dei casi a parità di competenze è il candidato più motivato che la spunta. «Le dinamiche della selezione, sono le stesse del corteggiamento - dice Aiello -. Tutti vogliamo essere il piano ‘A’, non una seconda scelta. Le aziende vogliono qualcuno interessato a lavorare proprio con loro e che spieghi qual è il valore aggiunto che si è in grado di offrire a completamento di un curriculum chiaro, ordinato e sintetico». Dunque bisogna informarsi sull’azienda cui si manda il proprio curriculum: non è affatto scontato, se si pensa che perfino chi arriva al colloquio in una piccola impresa, nel 95% dei casi non la conosce affatto. Altrettanto importante sono la chiarezza e la completezza con cui ci si propone: «Chi legge un curriculum - puntualizza Venier - non deve sforzarsi per trovare una specializzazione o esperienze funzionali alla posizione che cerca: devono essere subito in evidenza; importante è anche non lasciare ‘buchi’ che impediscano di costruire la storia del candidato. Spesso si tralasciano delle esperienze perché non le si ritiene rilevanti. È un errore. Hai fatto la cameriera o il pizzaiolo? Scrivilo, significa che sai metterti in gioco».


COME FAR CONTARE LE ESPERIENZE. Motivazione, autonomia, versatilità, capacità di problem solving: sono alcune delle soft skills, o competenze trasversali, che fanno la differenza. Ma perché abbiano veramente un peso vanno contestualizzate. È importante - sottolineano gli esperti - spiegare cosa abbiano aggiunto alla maturazione personale l’impegno nel volontariato piuttosto che i mesi di studio all’estero, i weekend passati a fare i baristi o le cassiere in un supermercato. «È bene occuparsi del curriculum anche prima di laurearsi perché spesso non sono le competenze a mancare, manca proprio l’orientamento sul proprio futuro professionale» ammonisce Aiello, ricordando che esistono le possibilità offerte gratuitamente da 4job, l’ufficio placement dell’Esu di Verona coordinato da Emblema che aiuta i giovani laureati a individuare e a raggiungere i loro obiettivi anche attraverso simulazioni di carriera.


SOCIAL E GALATEO. Un ruolo importante lo gioca internet. Per informarsi sulle imprese cui si invia il curriculum, per monitorare i social di settore o le posizioni aperte sulle piattaforme aziendali, per candidarsi in maniera mirata, o anche per interagire sui social. Attenzione però a farlo con intelligenza. «Sono diverse le persone che chiedono di entrare nella mia rete Linkedin - spiega Luca Vignaga - ma una volta accettato il contatto, non è piacevole vedersi immediatamente inviare il curriculum. Avverto un’invadenza che non gioca a favore del candidato. Un altro aspetto importante è l’uso che i potenziali candidati fanno dei social: e oggi ogni azienda prima di assumere un candidato digita il suo nome su Google». E se il profilo linkedin deve essere professionale (c’è ancora chi mette la foto in costume da bagno) quello su Facebook è altrettanto importante. Non sono rari infatti i casi in cui, a fronte di un curriculum che ha fatto centro, ci si bruci la possibilità di essere chiamati per un colloquio: «In un terzo dei casi i candidati considerati validi - conclude Aiello - vengono poi scartati proprio perché la loro immagine social non è coerente con quella del curriculum».

 

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