20 luglio 2019

Economia

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28.06.2017

Intesa prepara la scure
sulle 150 filiali vicentine
Esodi: stima 1,3 miliardi

Due passi nel centro di Vicenza: nel giro di un triangolo BpVi, Veneto Banca e Cassa di risparmio del Veneto si contendono il salotto. Ieri erano concorrenti, da lunedì le tre banche sono tutte sotto lo stesso cappello di Intesa Sanpaolo dopo la liquidazione coatta delle due ex Popolari e la nascita di una nuova direzione regionale con i due istituti, mentre Cariveneto (che ha una massiccia penetrazione in provincia di Vicenza) fa capo alla direzione regionale con quartier generale a Padova. Ora Intesa deve “digerire” le due venete e armonizzarle con la presenza della Cassa di risparmio. Del resto, basta prendere lo scooter e fare un giro un po’ più ampio: a Vicenza ci sono 11 filiali di BpVi, 10 di Cassa di Risparmio del Veneto e 3 di Veneto Banca. Alla fine, prendendo l’auto, e percorrendo l’intera provincia si passano 11 paesi in cui si sovrappongono le filiali delle tre banche e altri 21 dove nella stessa piazza ci sono due delle tre banche. In tutto BpVi, Veneto Banca e Cariveneto contano in provincia di Vicenza 150 filiali: un’ottantina BpVi, 14 Veneto Banca e 49 Cariveneto (55 a marzo 2017 con altri brand di gruppo) secondo i dati di fine 2016. Intesa parte da qui per iniziare a sfoltire, avendo peraltro già dichiarato per le due Popolari di tagliare complessivamente 600 delle 990 filiali e di ricorrere a 3.900 esuberi.

ESODO. Del resto il destino dei tagli ha già una sua precisa fotografia per quanto riguarda gli oneri, come contenuto nel contratto di cessione siglato tra Intesa e i commissari liquidatori davanti al notaio: 1,31 miliardi di euro dagli esodi anticipati del personale delle due banche venete, la cui copertura sarà prevista all’interno del Fondo esuberi del sistema bancario. Nel decreto legge per la liquidazione delle due Popolari il Governo ha invece previsto la cifra di 5,2 miliardi. In una tabella allegata al contratto si quantificano in 1,7 miliardi gli oneri lordi di ristrutturazione e integrazione delle due banche comprensivi dell’integrazione dei sistemi It (85 milioni), della formazione, degli investimenti per la standardizzazione delle filiali.

RECUPERO. Il Governo conta «se tutto va bene» di recuperare 11,6 miliardi dalla bad bank in cui sono confluite le attività di BpVi e Montebelluna non assorbite da Intesa. In base al tasso di recupero degli Npl nel periodo 2006-2015 (pari al 46,9%), Banca d’Italia stima in 9,9 miliardi il recupero potenziale dei crediti deteriorati (17,5 miliardi quelli lordi e 9,6 miliardi quelli netti, a cui si aggiungono 300 milioni delle banche estere che si presume possano rientrare a valore di bilancio). Mentre 1,7 miliardi è il valore - sempre stimato da Bankitalia - delle partecipazioni rimaste in capo alla bad bank.

STRATEGIE. Sono giorni di calcoli in vista dei nuovi sviluppi. Ieri (vedi box) primo incontro tra i sindacati generali dei bancari con Intesa per iniziare a definire il percorso, che vuole essere da quanto emerso «concluso entro luglio», per capire tra le altre cose dove saranno collocati gli esuberi, come sarà riorganizzata la rete, quali saranno gli sportelli che saranno chiusi. Un tema che interessa da vicino la nostra provincia vista la mole di sovrapposizioni. Sarà allestito un mega-tavolo di lavoro con i rappresentanti sindacali di coordinamento del gruppo Intesa e due rappresentanti per sigla di BpVi e Veneto Banca.

TEMPI. È vero che sono previsti due anni per la chiusura di una filiale, ma con la macchina che si è messa in moto i tempi saranno molto più brevi per non gravare sui costi. Basti pensare per esempio alle due sedi direzionali di BpVi e Veneto Banca: vi lavorano circa 800 persone ciascuna, vengono fatte le stesse identiche cose e pare impensabile che il nuovo responsabile delle due unità Gabriele Piccini possa fare la spola di continuo tra l’una e l’altra. Così come per le filiali delle due banche, tre con Cariveneto, che si affacciano sulla medesima piazza a Montecchio, Arzignano, Bassano, Lonigo, Rosà, Rossano, Sandrigo, Schio, Thiene, Torri di Quartesolo. Oltre che a Vicenza dove regna l’abbondanza.

Roberta Bassan
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