16 ottobre 2019

Economia

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22.09.2019

«Il lavoro al centro, solo così ci sarà futuro»

Il capannone industriale della Marzotto a Valdagno gremito di imprenditori riuniti in assemblea
Il capannone industriale della Marzotto a Valdagno gremito di imprenditori riuniti in assemblea

Roberta Bassan VALDAGNO Varcare l’ingresso della Marzotto è come entrare in una macchina del tempo con i motori accesi dal 1836. «Siamo più longevi del Regno d’Italia nato 25 anni dopo», evidenzia Antonio Favrin, classe 1938, che nel 2002 passò da manager di riferimento della famiglia valdagnese ad azionista. E nel 2008 accolse l’invito dell’amico Andrea Donà Dalle Rose, figlio di Itala Marzotto, a diventare presidente. Il “padrone” di casa si emoziona ancora a guardare le immagini di telai e macchinari proiettate sullo sfondo del capannone industriale adattato come un gioiello per ospitare 1.500 persone. E a raccontare come quel gruppo abbia fatto dell’apertura al mondo, dove continua a svilupparsi, la sua fortuna. Eppure «il Paese Italia è drammaticamente fermo». Lo dice dal palco, dove viene chiamato per un saluto, con gli occhi puntati ai due ministri e al parterre politico, a cui esprime la sua convinzione: «In questo Paese si è persa la centralità del lavoro, c’è bisogno di recuperarla, altrimenti cambiamo la Costituzione. Solo con il lavoro è possibile pensare ai prossimi 20 anni». La sua stella polare del resto, pur da manager di finanza di grande successo, è quel romanzo di Primo Levi, “La chiave a stella”, in cui è proprio il lavoro ad indicare la via di realizzazione. TAGLIO DEL CUNEO FISCALE. E tutto torna lì, a chi il lavoro lo favorisce e alla necessità di politiche industriali. Cambiano le maggioranze, ma non la litania di chi i posti di lavoro li crea. «Siamo una delle regioni che con il suo manifatturiero manda avanti l’Italia - sostiene Barbara Beltrame Giacomello, vicepresidente di Confindustria Vicenza -: chiediamo stabilità per continuare a dare lavoro». Il vicepresidente Gaetano Marangoni carica l’attesa: «Questa è una ripartenza - ammette - serve recuperare ciò che occorre al Paese: una politica industriale costante, contenimento del debito, manovre che siano spese per investimenti e non per spese correnti». «Servono azioni concrete a favore dell’industria - sostiene il vicepresidente Remo Pedon -: le nostre aziende corrono, ma servono segnali: il taglio del cuneo fiscale ad esempio che vuol dire anche lasciare più risorse ai lavoratori e far circolare l'economia». Tasto sul quale preme anche Stefano Rasotto, presidente della sezione industria e servizi: «Compito della politica è prendere decisioni, ci aspettiamo la riduzione delle tasse». «Ci aspettiamo riforme vere - aggiunge Roberto Zuccato, già presidente di Confindustria Vicenza e Veneto -, i temi più urgenti sono due: fermare l'aumento dell’Iva e taglio del cuneo fiscale». DALLA POLITICA I FATTI. «Non possiamo entrare, come è nel nostro ruolo, nella discussione gialloverde o giallorossa, cioè dei partiti - sostiene Massimo Carboniero, presidente di Ucimu -: quello che chiediamo al Governo è che prenda in considerazione un piano a medio-lungo termine prendendo quanto di buono è stato finora fatto, in primis il piano industria 4.0. E soprattutto un piano strutturale, in cui entrino il taglio del cuneo fiscale e il sostegno all'internazionalizzazione. E poi, nell’era della digitalizzazione e interconnessione, serve puntare sulla formazione». Giorgio Xoccato, presidente della Camera di commercio, parla della necessità di certezze e stabilità ma è anche realista: «Se non avessimo avuto un Governo saremmo in piena campagna elettorale, con spread alle stelle e isolamento in Europa. E forse avremmo davanti un autunno più difficile». INVESTIMENTI PER CRESCERE. Stabilità è una parola che torna spesso. Anche nelle parole della vicepresidente Claudia Piaserico, per la quale «servono regole chiare necessarie per chi investe sui giovani che vengono inseriti nelle aziende, punti fissi e stabili anche per riconquistare credibilità». Stabilità è un’attesa forte anche per la vicepresidente Laura Dalla Vecchia accanto alla necessità di progetti di crescita: «Se si vuole bloccare l’emorragia di aziende che vengono vendute a stranieri è necessario sostenere chi investe in Italia». Oltre a sostenere gli esportatori di cui è pieno il Vicentino: «Servono regole chiare come sul transfer pricing che mettano in grado gli imprenditori di lavorare senza paure e correttamente». «Servono - aggiunge Mirco Bragagnolo, delegato al credito - programmi adeguati soprattutto per chi esporta». SERVE UNO SHOCK. Come Giulia Faresin, presidente dei giovani imprenditori vicentini, che ha appena messo giù la valigia rientrata dalla Spagna e rilancia un punto: «Serve uno shock di investimenti su infrastrutture e istruzione». E, lo dice chiaro Eugenio Calearo Ciman, a capo dei giovani imprenditori veneti «la speranza è che ci sia una presa di coscienza: è ora di smettere con le promesse insostenibili che minano il futuro delle nuove generazioni». Pensare al futuro è la parola d’ordine di Filippo Miola, delegato all’innovazione: «Il digitale può aiutare l'industria e far vivere meglio il domani. Ma bisogna pensarci ora». Non tra 20 anni. •

Roberta Bassan
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