25 febbraio 2020

Economia

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24.01.2018

Con il bonus bebé
alla Brazzale
le culle sono piene

Roberto e Gianni Brazzale con alcune dipendenti in dolce attesa
Roberto e Gianni Brazzale con alcune dipendenti in dolce attesa

ZANÈ. A marzo è venuto alla luce Maximilian, a fine anno Klára. In mezzo Giovanni, Matilde, Alice, Caterina, Sofie. Tre bimbe sono state chiamate Ema, un nome che a quanto pare piace molto in Repubblica Ceca. Da marzo a dicembre sono 33 i nuovi nati, contando da gennaio sono 35. I fiocchi rosa hanno battuto alla grande quelli azzurri: due neonati su 3 sono bambine. Sarà un segno del destino nel gruppo Brazzale, impresa casearia vicentina giunta all'ottava generazione, con quartier generale a Zanè, dove le donne sono all'incirca la metà dei 600 dipendenti, 350 dei quali in Repubblica Ceca dove nel 2000 è stato aperto uno stabilimento della regione di Olomouc. Azienda che in un anno si ritrova con le culle piene tra i 15 neonati italiani e i 20 cechi, dopo che lo scorso marzo ha lanciato il bonus bebè: un incentivo pari ad una mensilità di 1.500 euro (25 mila czk per un corrispettivo di circa 1.100 euro in Repubblica Ceca, dove le retribuzioni sono più basse «ma stanno crescendo») per ogni bambino nato.

 

«Credo che sarebbero nati ugualmente - ci scherza su Roberto Brazzale, presidente del gruppo -: ma il vero significato di questa iniziativa in realtà non sta nell'aspetto economico, che pure è rilevante, ma in quello simbolico. Dal momento in cui è stato dato l'annuncio si è respirata nelle nostre realtà ancora di più un'atmosfera diversa, perché è stato chiaro a tutti che quello era un nostro caposaldo: al primo posto vengono gli interessi delle mamme». E lo dice lui che da cinque anni a questa parte si trova con un turn-over non da poco nei suoi riferimenti in Repubblica Ceca dove il Governo sostiene la politica della natalità con un corrispettivo pari a 8.600 euro netti fino al quarto anno di età del bambino e il congedo parentale fino al terzo anno. «La mia interpreta e segretaria di Litovel è rimasta a casa dal lavoro per 5 anni avendo avuto due bambini in successione, la seconda è tutt'ora in maternità, la sua sostituta mi ha da poco annunciato di aspettare un bambino. Ma va bene così».

 

Un modello quello della Repubblica Ceca che in tema sostegno alla natalità è guardato con occhi favorevoli dal pàtron della Brazzale, altrettanto critico invece nei confronti della politica nazionale. «Il nostro baby bonus - spiega - è saccheggiato dal fisco: su una provvidenza che va a favore delle mamme, lo Stato preleva la sua fetta di imposte. Sulla scorta della misura introdotta in azienda era stato studiato un progetto di legge con promotore l'onorevole Filippo Busin che prevedeva tra gli altri aspetti la detassazione, ma non è mai stato preso in considerazione e nessuno in campagna elettorale porta avanti questi temi. Il massimo che si è riusciti a fare in questa legislatura sono state misure striminzite, limitate nel loro importo, incerte non essendo strutturali e complesse dal punto di vista burocratico. Misure propagandistiche che non hanno avuto alla base una scelta radicale, chiara e pulita quale poteva per esempio essere la defiscalizzazione del bonus». Brazzale va avanti, il suo incentivo è strutturale. «Il risultato più importante che abbiamo ottenuto è stato quello di avere un clima aziendale che mette le donne al centro e verso le quali l'impresa, in un momento così importante della vita, si mette a disposizione».L'azienda intanto cresce e non solo in fatto di bimbi: il gruppo Brazzale chiude il 2017 con circa 160 milioni di fatturato, in aumento.

Roberta Bassan
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