16 settembre 2019

Cultura

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18.08.2019

UNA MANIERA MOLTO SEXY

Giulio Romano, Due Amanti, 1524 c, olio su tavola trasferito su tela, San Pietroburgo Tiziano, Ritratto di Giulio Romano, 1536-1538, MantovaGiulio Romano e bottega, Nascita di Apollo e Diana, 1526, Windsor Castle, The Royal collectionGiulio Romano, Venere e Adone, 1516 disegno a sanguigna, Vienna
Giulio Romano, Due Amanti, 1524 c, olio su tavola trasferito su tela, San Pietroburgo Tiziano, Ritratto di Giulio Romano, 1536-1538, MantovaGiulio Romano e bottega, Nascita di Apollo e Diana, 1526, Windsor Castle, The Royal collectionGiulio Romano, Venere e Adone, 1516 disegno a sanguigna, Vienna

Nacque in un giorno imprecisato di 520 anni fa. O secondo Vasari 527 anni fa. A Roma. E divenne l’allievo principale del divino Raffaello, registrato in bottega dai 17 anni in poi. E ad appena 21, alla morte del Maestro, assunse per testamento la guida di opere e laboratori. Ma fu la corte dei Gonzaga ad ingaggiarlo e a dargli le grandi occasioni, segnalato per il suo talento all’allora marchese Federico II dal letterato Baldassarre Castiglioni. Ed ora Mantova, sua città elettiva dove ebbe famiglia e morì nel 1546, gli dedica una doppia grande mostra dentro i due gioielli d’arte e d’architettura che sono da soli una narrazione della città e dei fasti ducali. Dal 6 ottobre al 6 gennaio 2020 Giulio Pippi, noto come Giulio (il) Romano diventa protagonista di una esposizione a Palazzo Ducale dal titolo “Con nuova e stravagante maniera” e di una seconda a Palazzo Te, ”Arte e de Desiderio”. In entrambe prevarranno i disegni, che descrivono il processo creativo di un artista potente, immaginifico, versatile, capace di dipingere e arredare saloni, di dirigere cantieri e organizzare feste memorabili. Mantova il percorso di avvicinamento lo ha iniziato in luglio e gli eventi collaterali dureranno fino all’aprile prossimo, prevedendo facilitazioni per chi arriverà in treno, biglietto unico per le mostre, visite guidate ai luoghi di Giulio che in città sono almeno una decina, più chiese e corti di campagna. Presentata a Parigi il 13 giugno da Jean-Luc Martínez, presidente e direttore del Louvre, la mostra di Palazzo Ducale è in partnership con la Francia che presta 72 delle 130 opere esposte: si tratta dei disegni provenienti dal museo che custodisce il corpus più nutrito dei disegni di Giulio Romano. Per la prima volta al pubblico degli appassionati saranno proposti i lavori preparatori delle decorazioni di Palazzo Ducale, come ha spiegato nella seconda presentazione a Milano, il 9 luglio, Peter Assmann, direttore del Palazzo Ducale di Mantova, che con Xavier Salomon, direttore del dipartimento Arti Grafiche, ha selezionato le opere. Altri prestiti arrivano dall’Albertina di Vienna, dal Victoria & Albert Museum di Londra, dalla Royal Collection, dal Riba di Londra (un disegno di Andrea Palladio ispirato a Giulio Romano, i due si conobbero a Vicenza nel 1542), dal Windsor Castle. Saranno tre le sezioni in cui si indagherà la via manierista: una prima al piano terra, nel Castello di San Giorgio, introdurrà al Giulio Romano architetto, designer e pittore, nel rapporto tra arte e paesaggio; una seconda nella Corte Nuova e nell’Appartamento di Troia metterà in relazione i disegni con le decorazioni reali dell’edificio, insieme alle prove di rilievo eseguite da collaboratori e allievi; una terza nell’Appartamento della Rustica dove si parlerà di architettura, dei discepoli e delle case progettate dal Romano e delle opere religiose. Numerosi gli sponsor, catalogo di Skira. Di altro genere la rassegna a Palazzo Te (catalogo Electa), che si annuncia - chiosa Stefano Baia Curioni direttore del complesso - «come la mostra più sexy dell’anno» cui si lavora dal 2016 ripensando la dimora voluta dal marchese Gonzaga come luogo di delizie, dove non c’è traccia di elementi religiosi ma solo di evasioni: tanto vero che l’imperatore Carlo V venne accolto qui con un party memorabile. A Roma Giulio Romano nel 1524 aveva firmato una raccolta di disegni erotici, i Modi, che diedero scandalo e l’incisore Raimondi che a questi si era ispirato finì addirittura in prigione: artisti e intellettuali, come oggi, si mobilitarono in nome della libertà di espressione e venne scarcerato. Quelle creazioni sensuali e tornite tornarono a popolare Palazzo Te - dieci anni di fabbrica e un trionfo di Titani - e narrano un altro Rinascimento: dietro i corteggiamenti e i rapimenti tra gli dei ci sono le pulsioni umane, Bacco e Arianna così come Amore e Psiche duettano di seduzione e concupiscenza. Sei le sezioni nell’Ala Napoleonica: dal saluto di una Venere antica si passa ai primi lavori di Giulio Romano decoratore, quindi le 16 pornoimmagini de I Modi che rieccheggiano i sonetti erotici di Pietro Aretino, il tutto rigorosamente censurato dal Papa; ed ancora ritratti di seduzione ispirati a Raffaello, una indagine sulle passioni nell’Olimpo. L’ospite illustre nella quinta sezione sarà un prestito dall’Hermitage: i Due Amanti, quadro monumentale di Romano cui sono affiancati arazzi e relativi cartoni successivi. •

Nicoletta Martelletto
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