31 marzo 2020

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17.01.2020

RICONOSCENTI A PIGAFETTA

Ritratto che la tradizione vuole sia Antonio Pigafetta (Coll.Marasca)Lo scrittore e biografo BergreenLa copertina del libro
Ritratto che la tradizione vuole sia Antonio Pigafetta (Coll.Marasca)Lo scrittore e biografo BergreenLa copertina del libro

Scrittore e storico, autore di biografie bestseller, l’americano Laurence Bergreen ha pubblicato nel 2003 e tradotto ora per Harpercollins “Oltre i confini del mondo”, 644 pagine, in cui la spedizione di Fernando Magellano e del suo diarista Antonio Pigafetta viene raccontata in tutta la sua modernità. Nel 500° della Vuelta al Mundo un libro da non perdere. Cos’ha provato di fronte alla copia di “La relazione” di Pigafetta, quando ha avuto l’opportunità di esaminarla all’università di Yale? Cosa l’ha convinta a continuare col suo libro? Quando ho avuto l’opportunità di esaminare una rara copia del manoscritto di Pigafetta a Yale, di girare le pagine e vedere cosa lui ha scritto, è stato come se fossi stato trasportato di 500 anni indietro, e come se potessi vedere il mondo coi suoi occhi. Pigafetta non era uno specialista; era un umanista e ha visto le cose come tutti le vedremmo. Siamo davvero fortunati che lui sia stato uno dei sopravvissuti del viaggio. Delle circa 250 persone che sono partite verso Amanda, nelle Molucche, da Siviglia, solo 18 sono tornati, e lui fu uno dei pochi fortunati. Persino Magellano venne ucciso nelle Filippine. Perciò il libro di Pigafetta, “Primo viaggio intorno al mondo”, è un reperto di valore inestimabile e dà al lettore una dettagliata idea di cosa volesse dire circumnavigare il globo per la prima volta. È stato scritto in francese, la lingua dell’intellighenzia, e per fortuna io so leggere il francese. Dopo aver consultato la copia a Yale, sapevo di dover scrivere del viaggio. Forse può sembrare che esageri, ma mi è sembrato che il destino mi stesse chiamando. Pigafetta è stato chiamato “giovane studioso”. Cosa ne pensa del suo rapporto con Magellano? Magellano era una figura distaccata, lui era molto religioso, disciplinato e severo. Non ci sono prove del fatto che si desse all’umorismo o alla speculazione. Era estremamente tenace e coraggioso. Penso che sia entrato in contatto con Pigafetta per procurare “il colore” del viaggio – le vedute, i suoni e gli odori – che è ciò che Pigafetta ha fatto. Il fatto che fosse un emissario del Papa era importante per Magellano, che era molto religioso. È grazie a Pigafetta che conosciamo le insolite pratiche sessuali degli indigeni, il senso di stupore e paura che provavano i navigatori, l’importanza della flessibilità, che penso sia parte del segreto della sopravvivenza di Pigafetta, insieme alla fortuna. Può “La relazione” di Pigafetta essere definita come la storia di una grande globalizzazione? Sì. È una delle prime e, forse, la più importante. È comparabile ad altri 2 lavori: “I viaggi” di Marco Polo e “I viaggi” di Ibn Battuta. Opere come queste ci spiegano che il mondo allora non era statico, era in costante mutamento, e che i mercanti circolavano e mettevano in contatto tra loro culture diverse. Pigafetta e Magellano furono parte di una seconda tornata di globalisti, i quali viaggiavano per mare e non via terra, sperando di risparmiare tempo. Secondo lei, qual è stato il momento più significativo di questo incredibile e lungo viaggio? Ce ne sono molti, quindi è difficile selezionarne uno. Forse è stato l’attraversamento di Magellano di quello che oggi chiamiamo “stretto di Magellano”, che porta dall’Atlantico al Pacifico. Pigafetta lo descrive benissimo. Quando stavo facendo ricerca per il mio libro, ho compiuto lo stesso viaggio e devo dire che quasi nulla è cambiato in 500 anni. Quello che Pigafetta e Magellano videro è quello che i viaggiatori vedono oggi. Un altro momento topico fu l’elettrizzante ritorno della “Vittoria” a Siviglia. La nave era salpata 3 anni prima e, al tempo in cui riapparve, in Europa tutti avevano smesso di sperare, ma c’erano sopravvissuti con storie incredibili da raccontare. Nelle decadi successive, quando ritiene che fu davvero compresa l’importanza di questa circumnavigazione? Penso che la sua importanza sia stata compresa subito, non appena la manciata di sopravvissuti fece ritorno a Siviglia. Viviamo in un mondo ed esso è rotondo. Magellano l’ha dimostrato. Sicuramente Carlo V apprezzò il viaggio perché, nonostante la tremenda perdita di vite, la nave rientrata, Vittoria, portò abbastanza chiodi di garofano e altre spezie per ricavarne un profitto. Ciò nonostante, fu molto più pericoloso di quanto chiunque avesse predetto, perché la vera dimensione del mondo, incluso il Pacifico, non era conosciuta prima. Da allora lo era, e sembrava davvero troppo difficile poter circumnavigare periodicamente. Poco dopo il ritorno di Magellano, uno dei suoi timonieri, Elcano, un basco, partì per le Isole delle Spezie e di lui non si seppe più nulla. La circumnavigazione successiva fu circa ottanta anni dopo, quando Sir Francis Drake, salpando dall’Inghilterra, la portò a termine. •

Nicoletta Martelletto
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