31 marzo 2020

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27.01.2020

QUEI TALENTI INCOMPRESI

Una piccola alunna alle prese  con i suoi compiti Il libro edito dalla Erickson
Una piccola alunna alle prese con i suoi compiti Il libro edito dalla Erickson

Sono bambini super. E per questo differenti. Imparano in fretta, altrettanto in fretta si annoiano. Sono capaci capriole intellettive, di iperboli logiche. Vanno spesso oltre, propongono soluzioni complesse a problemi talora semplici. Invece di essere classificati come disturbatori, iperattivi o affetti da qualche patologia, chiedono semplicemente una modalità di insegnamento a loro misura. Giftedness: un argomento che sembra tabù nella scuola italiana alle prese oggi con emergenze ben diverse, dagli stranieri in classe all’abbassamento dei livelli di apprendimento. Se ne parlerà invece giovedì 30 gennaio dalle 19.50 nell’aula magna dell’Itis Rossi, via Gallieno a Vicenza, in un incontro per genitori e docenti organizzato dall’Istituto comprensivo 8, dal Comitato genitori della media Trissino in collaborazione con Eurotalent, Human Ingenium, Itis Rossi e col patrocinio del Comune. “Dal dono al talento. Il diritto ad essere capito e supportato” è il titolo della serata cui interverranno la psichiatra e psicoterapeuta Federica Mormando, l’avv.Ermelinda Maulucci e l’ing.Paolo Bianchi delle associazioni Eurotalent Italia (fondata da Mormando)e Human Ingenium. Mormando ha un’esperienza quarantennale sull’intelligenza elevata: dall’84 al ’93 ha fondato e diretto a Milano la prima scuola italiana dedicata al talento dei bambini. Ha scritto per le Guide di Erickson il libro “Altissimo potenziale intellettivo“, 180 pagine, un saggio accessibile a tutti. Si parla spesso di eccellenza come chiave della creatività italiana. Ma è davvero il momento favorevole per chi ha capacità fuori dalla norma? Rispondo subito no, perché questo sta diventando un argomento di moda, usato in modo scorretto, a partire dalla valutazione di superdotazione che troppo spesso non viene applicata correttamente. Dico no perché in questo momento la mentalità scolastica non è a favore del merito e dell’eccellenza, e l’inclusione scolastica è la negazione della possibilità di occuparsi non solo di iperdotati ma dei ritmi di ogni bambino. Dico sì, infine, per lo stesso motivo: sta diventando di moda e questo fa pensare a quante persone abbiamo realmente capacità non abbastanza considerate. Ciò che non è di moda è il tema degli adulti, delle generazioni future: un bimbo male indirizzato spesso diventerà un adulto scontento, che non riconosce le sue capacità,le rivela tardi, le ha buttate via. Quando si riesce a capire l’esistenza di un elevato potenziale intellettivo? A 4 anni generalmente si focalizza il comportamento al posto delle caratteristiche cognitive. Generalmente i nostri bambini hanno pochissime regole, sono tutti agitati al di là dell’iperdotazione, non è facile distinguere. Ma vanno tenuti d’occhio quelli che si annoiano subito, che tendono a isolarsi, a esplorare da soli. Verso i 6 anni con l’entrata a scuola, molti sanno già leggere, hanno l’impulso ad andare avanti rispetto alle sollecitazioni ricevute. Sono bambini veloci nel comprendere, più sensibili, specie alle ingiustizie, quasi insofferenti. Da qui in poi vanno seguiti con percorsi individuali, oltre che collettivi. Nella scuola da lei fondata avevate scelto il metodo Montessori. E’ un metodo straordinario, crea coordinate precise oltre che una atmosfera e un ambiente. La Montessori era un genio, non solo nella scelta dei materiali didattici, ma nella creazione di un metodo scientifico perfetto soprattutto per i bimbi piccoli. Un metodo che richiede precisione, silenzio, libertà... che nella scuola di oggi non esistono, il mondo va alla rovescia in questo momento. Cosa sanno gli insegnanti dell’iperdotazione? Molto poco, in genere la formazione è abbastanza scadente, ma a loro scusante gli insegnanti hanno il problema che nelle classi l’inclusione impedisce di insegnare bene. Gli insegnanti non sanno come trattare l’iper dal punto di vista comportamentale e didattico perché nessuno glielo spiega. Ho fatto tanti seminari e alla fine i docenti mi dicono: ma come facciamo con le classi che ci sono oggi, è tutto così massificato, bisogna tirare avanti tutti, guai a fare emergere qualcuno. Invece il più bravo una volta era anche rispettato, ti spiegava e ti faceva copiare… oggi al massimo viene preso in giro. Quanti sono gli alunni super in Italia? Il 3 per cento della popolazione manifesta superdotazione. Tradotto in termini scolastici significa almeno uno in ogni classe da 30 alunni. Che poi siano riconosciuti e si faccia con loro un percorso parallelo e potenziato è un altro discorso. Ma chi è talentuoso a scuola avrà successo nella vita? Non è assolutamente garanzia di successo in età adulta. Il vero iperdotato spesso non è compreso dalla maggioranza delle persone e non la comprende, quindi il suo stesso linguaggio non sarà capito. Il successo dipende da altri fattori: dalle codifiche, dal modo di stare nelle riunioni, dall’obiettivo di imparare, sperimentare e scoprire più che dal raggiungere il potere fine a se stesso. Di solito arrivano ad ottimi livelli ma di rado al massimo di quelli per loro possibili. Che può dire della nota del ministero,dell’aprile 2019, sul potenziale intellettivo? E delle linee guida? Faccio parte del gruppo di lavoro ma non ho visto nulla di realmente costruttivo. Finora si tratta solo di raccomandazioni. C’è una bellissima proposta di legge dell’on. Zanettin in attesa di approvazione che prevede la formazione per insegnanti e la possibilità di permettere ad ogni alunno uno sviluppo intellettivo e cognitivo secondo le proprie opportunità. Ovvero le pari opportunità a scuola. Una legge più saggia delle linee guida. Sarebbe già sufficiente che in ogni scuola ci fosse almeno una persona, meglio due, uno per la logica e una per l’area creativa, che siamo formati a metodi di ricerca che riescano a entusiasmare gli alunni annoiati, che li aiutino alla percezione/consapevolezza che nulla è limitato a sé, che c’è un processo per giungere ad un oggetto o ad una funzione. In Europa? Non c’è legislazione uguale per tutti. C’è una raccomandazione del Consiglio d’Europa del 1994. In Francia però è nata Eurotalent e in Germania ci sono possibilità individualizzate rispetto al merito. Esistono pratiche didattiche in America ma il tema resta aperto specie oggi che abbiamo generazioni di bambini privi della capacità di concentrazione, meno curiosi, meno entusiasmabili. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nicoletta Martelletto
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