07 aprile 2020

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07.10.2019

Linguaggio e stile di Gigi Meneghello miniera da scoprire

La copertina del  saggio
La copertina del saggio

L'opera e la figura di Luigi Meneghello sono miniere in cui la critica letteraria (e talvolta anche storica) scava con incessante interesse. Oltre allo stile tipicissimo a scavalco dei “generi” e alla lingua dotta intessuta di digressioni svarianti dal dialetto maladense alle memorie scolastiche classiche e all'inglese, sono le corrispondenze tra i suoi momenti di vita e la resa autobiografica in pagina a incuriosire molto i ricercatori ancora oggi, a una dozzina d'anni dalla scomparsa dello scrittore vicentino. Nel decennale della quale ForMaLit - l'associazione tra docenti, studiosi e studenti di Lettere a Padova - aveva dedicato allo scrittore un convegno all'università. “La lingua dell'esperienza. Attualità dell'opera di Luigi Meneghello” era il titolo dell'appuntamento padovano ed è oggi quello degli atti pubblicati da Cierre edizioni (308 pagine, con illustrazioni tratte da una graphic novel di Eliana Albertini pubblicata dall'editrice BeccoGiallo). Parla molto, la dozzina di relazioni per ForMaLit, di Meneghello autore che su se stesso - e sulla sua identità di scrittore - impernia con attenzione e molta cura l'intero corpus mandato avanti fin dai primi libri degli anni Sessanta e fino alla raccolta delle “Carte” e alle “Opere complete”: «...un autore molto attento alla costruzione della propria immagine autoriale - secondo Anna Baldini - Si è preoccupato di gestirla non solo all'interno della sua opera e attraverso i rapporti con giornalisti, critici e studiosi, ma anche facendosi in un certo senso filologo di se stesso». E negli atti del convegno si parla molto anche delle formule espressive con le quali rese straordinariamente vivaci tutti i suoi personaggi, le loro storie e il loro ambiente, intrecciandoli ancora una volta con il “sé” scrivente: l'uso dei dialoghi, ad esempio, oppure l'autocommento che apre i brani a forme inattese di lettura. Tra il molto di interessante dei testi del 2017 e del libro odierno, sono particolarmente da segnalare l'ampio saggio di Cecilia Rossari su “Il paesaggio e la guerra nei Piccoli Maestri”, che rilegge le pagine sulla breve attività durante la Resistenza in Altopiano attraverso la presenza di boschi, rocce, prati e orizzonti intesi come un qualcosa di più che una semplice cornice “panoramica” degli eventi; e, in chiave molto vicentina, la calorosa testimonianza tutta personale dello storico Emilio Franzina qualificatosi come “lettore devoto emancipato”: una firma per sottrarsi agli usi da congrega di molti che si sono sentiti, e si sentono, “speciale categoria di cultori/conoscitori delle cose meneghelliane”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Trentin
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