07 aprile 2020

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16.02.2020

HEMINGWAY E I “SUOI” POETI

Ernest Hemingway, scrittore e giornalista americano  ( 1899- 1961)John Dos Passos (1896-1970)La copertina del libro John H. Lawson ( 1894-1977)
Ernest Hemingway, scrittore e giornalista americano ( 1899- 1961)John Dos Passos (1896-1970)La copertina del libro John H. Lawson ( 1894-1977)

Non si limitarono a rievocarla in prose e versi: la disegnarono, la dipinsero, ci fecero un giornale, la resero teatro di bravate, scherzi e sbornie fino a fondarvi una sorta di Parnaso dove discutere di letteratura mentre fuori infuriava la guerra. È noto che Villa Ca’ Erizzo oggi Luca, sulle rive del Brenta a Bassano, ospitò nel 1918 un giovanissimo Ernest Hemingway, autista della Croce rossa americana futuro premio Nobel. Ma attorno a lui, precedendolo, incrociandolo o soltanto sfiorandolo, altri suoi colleghi vissero in quella «villa grande quanto una contrada»: i poeti di Harvard. Da John Dos Passos, l’autore di “Manhattan transfer”, a John Howard Lawson, che sarebbe diventato uno degli sceneggiatori più famosi di Hollywood, dal geniale Sidney Fairbanks (l’unico non propriamente di quell’università) all’idealista Dudley Poore. Ne ripercorre il periodo bassanese, e il decisivo influsso sulla loro poetica, il libro “Hemingway e i poeti di Harvard”, curato da Giandomenico Cortese e Martina Mastandrea, con testi anche di Giovanni Cecchin e di Corydon Ireland, ricco di immagini, documenti e particolari inediti scoperti incrociando le fonti con un paziente lavoro tra Italia e America. Il nuovo volume della collana di Fondazione Luca, che proprio nella villa ospita il Museo Hemingway e della grande guerra, sarà presentato sabato 22 febbraio alle 17,30 in Cappella Mares con la partecipazione di Arbena Bonin, che leggerà versi e prose. La prestigiosa università di Harvard, già internazionale, aveva tenuto a battesimo e alimentato l’apporto umanitario degli Usa al conflitto che si stava combattendo dall’altra parte dell’Atlantico. Furono 450 gli studenti che si arruolarono come autisti di ambulanze, ma undicimila si lanciarono a combattere (e non soltanto per gli Stati Uniti, perché i tedeschi accorsero nell’esercito del kaiser). Tra i caduti illustri, uno dei figli dell’ex presidente Theodore Roosevelt. «La guerra fu da quel momento in poi la mia università», scrisse Dos Passos. I “poeti” erano le «vecchie pellacce» che giunsero a Bassano all’inizio del 1918 dal fronte francese, dove erano diventati esperti conducenti. Il primo fu Lawson, presto seguito da Poore, E.E. Cummings e via via gli altri. L’anno prima alcuni di loro avevano pubblicato una raccolta. Tutti trassero nuova ispirazione dal contatto con l’Italia e con le bellezze classiche che la villa replicava (le statue, gli affreschi, le architetture). E dalla veduta impareggiabile del Brenta e del Ponte palladiano dalla finestra della saletta di sudovest, dove si erano acquartierati: «l’angolo dei poeti», la battezzò subito Fairbanks. Fu un’accademia febbrile e goliardica, due modi per esorcizzare gli orrori: a gruppetti, i poeti uscivano a dipingere paesaggi (bellissimo il pastello di Dos Passos riprodotto nel libro per gentile concessione degli eredi). recitavano, leggevano Boccaccio, Leopardi, Lorenzo de Medici e Cellini, organizzavano feste e burle, facevano perfino volare i piatti della mensa per contestare un cuoco modesto. Davano vita a un giornale: “Come stà”, con l’accento, primo foglio americano edito in Italia, ancora prima del “Ciao” di Schio a cui collaborò Hemingway. Cantavano a squarciagola per coprire il rumore delle esplosioni mentre Bassano veniva bombardata. E per il loro pacifismo, in quattro finirono con l’incappare nell’accusa di essere filoaustriaci, che costò a tutti la convocazione a Roma per difendersi e a Dos Passos l’allontanamento. Il cenacolo si avviava a sciogliersi. Ma i suoi membri avrebbero diffuso ovunque il ricordo con diari, versi, romanzi. “Notti bassanesi” si intitola una delle sezioni di una raccolta di Dos Passos. Quanti di quei poeti incontrarono il giovane Hemingway? Il libro indaga, coglie collegamenti e suggestioni. La più romantica incarnata da Henry Serrano Villard, rivale di Ernest, nell’ospedale milanese, nella conquista di Agnes von Kurowsky, la Catherine Barkley di “Addio alle armi”. E i due numeri uno, “Hem” e “Dos”, si ritroveranno più volte, fino al viaggio in Spagna narrato in “Fiesta”. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Comin
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