07 aprile 2020

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09.11.2019

"Alice" è tornata
Spaesata
come non mai

La copertina di "Alice" nella nuova traduzione di Aldo Busi
La copertina di "Alice" nella nuova traduzione di Aldo Busi

Alice è tornata nel Paese delle Meraviglie, mai così mostruoso (l’etimologia di “meraviglia” fa coincidere spavento e incanto) come nella nuova traduzione del capolavoro di Lewis Carroll che Aldo Busi ha appena licenziato per Rizzoli (pp. 262, euro 11) rinnovando i fasti di quella storica da lui pubblicata nel 1988 (che Alice stessa avrebbe gradito, per via delle illustrazioni), ristampata ininterrottamente in tascabile prima di essere estromessa dalla presente edizione, che soppianta anche la precedente apparsa nella BUR.

 

Attenzione, perché se le copertine delle due edizioni BUR sono pericolosamente somiglianti, diversissimo è il ritmo che sposta Alice attraverso le pagine e imprevedibili i cambi di prospettiva dettati dal linguaggio, preoccupato anzitutto, come comanda Carroll, di appagare l’orecchio. Aldo Busi è partito dal principio che le parole dell’attualità invecchiano più alla svelta, sicché gli anacronismi in avanti di cui la sua traduzione pullula, esaurito l’iniziale sconcerto di trovarli dentro una favola vittoriana, diventano favolosi al pari di un bruco celeste che fuma il narghilè appollaiato su un fungo.

 

Libro dalle accelerazioni vertiginose, Alice nel Paese delle Meraviglie ha nel tempo il suo vero eroe – anzi, la sua eroina, dal momento che, come precisa il Cappellaio Matto, “il tempo è un Ella”. E se il tempo in Carroll si restringe e si allarga, è perché le parole per acchiapparlo si rivelano sempre o una chiave troppo piccola o una serratura troppo grande. Termini come “Brexit”, provenienti da un’epoca posteriore a quella del testo, una volta calati in esso ce li ritroviamo magicamente alle spalle, ormai superati e letterari. Il Coniglio che si affretta verso il Quarto Millennio è in ritardo quanto lo saranno tra un istante parole quali “influencer”, “biopic”, “masterchef”, “Daspo“. Sono queste le creature spaventevoli su cui Alice inciampa, deliziata e inorridita, e da cui trae la scoperta che diventare grandi non significa crescere, e che crescere senza mai smettere significa precipitare a testa in su - un incubo al cui confronto la caduta a capofitto dentro la tana d’un Coniglio sembra un tran tran. Del resto, un mondo popolato di Lepri Marzoline e Regine di Cuori, e che è tutto “una fake news illustrata”, cos’ha di meno realistico rispetto a un paese come l’Italia, dove per dire “il meglio di” si usa disinvoltamente l’espressione “the best off”?

 

“Io … sono una bambina” dichiara perplessa Alice tra una metamorfosi e l’altra.“E io dovrei berlo?” le risponde piccato il Piccione, e con un sillogismo di quelli prediletti da Carroll le dimostra che le bambine non sono che una specie di serpenti. Niente di strano, visto che i bambini maschi abbandonati dalle madri (“devo andare a farmi bella per giocare a croquet con la Regina”), crescendo diventano dei maiali. La caratteristica davvero sinistra del mondo di Alice è di non essere mai del tutto fiabesco.

 

Insomma, in questa nuovissima versione italiana di Alice lo spaesamento e il divertimento vanno a braccetto, e senza bisogno di stare a spiegare la loro complicità. Come dice il Grifone ad Alice, “le spiegazioni portano via tanto di quel tempo”.

 

Marco Cavalli
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