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01.12.2015

1917, I LAGER DIMENTICATI

Una foto di Gino Zimello  (1886-1966) in divisa da granatiere Il libro edito nel 2005Il libro di Anni e PerrucchettiIl teatro realizzato in una delle baracche del lager di CelleLa compagnia di prigionieri italiani che recitava anche   Goldoni
Una foto di Gino Zimello (1886-1966) in divisa da granatiere Il libro edito nel 2005Il libro di Anni e PerrucchettiIl teatro realizzato in una delle baracche del lager di CelleLa compagnia di prigionieri italiani che recitava anche Goldoni

Nel contesto delle rievocazioni della Grande Guerra si parla poco della prigionia. Furono 600 mila i nostri militari internati nei campi disseminati nell’impero austroungarico: Mauthausen e Sigmundsherberg (Austria), Theresienstadt e Milowitz (Boemia), Dunaszerdahely e Somorja (Slovacchia) i più tristemente famosi e tanti altri, anche in Germania. Per i nostri soldati una vita in lotta con la fame, le privazioni e, almeno per i militari di truppa, anche con lo sfruttamento “feroce” nel lavoro coatto. Centomila non tornarono, morti di stenti per lo più.

La fame prima di tutto: le autorità italiane, infatti, non inviarono mai generi di prima necessità (come fecero invece fecero i governi francese e inglese) ai nostri prigionieri “in odore di tradimento”, secondo gli alti comandi, per il solo fatto di essere caduti in mano nemica.

Un recentissimo libro “Voci e silenzi di prigionia – Cellelager 1917 -1918” a cura di Rolando Anni e Carlo Perrucchetti, 224 pagine, Gangemi Editore, presenta con dovizia di particolari e di documentazione le esperienze dei nostri prigionieri al campo di Celle, vicino ad Hannover in Germania. Un concentramento per ufficiali (“offizier-gefangenenlager”) dove i tedeschi internarono 2.921 graduati italiani (e 508 soldati di truppa addetti ai servizi) catturati a Caporetto.

E’ un libro che parla anche vicentino. Tra i protagonisti infatti c’è anche Gino Zimello di Brendola, aspirante ufficiale dei Granatieri di Sardegna, catturato a Campoformido durante la ritirata al Piave e spedito in Germania, prima a Crossen (nel Brandeburgo) poi – quando finalmente i tedeschi riconobbero agli aspiranti il rango di ufficiali – a Celle.

Zimello(1886-1966), internato nel blocco A baracca 49a, riportò la sua esperienza in alcuni taccuini e portò a casa anche foto e di documenti, che sono stati raccolti parzialmente nel volume del 2005 “Dal fronte alla prigionia” edito dal Centro Studi Berici. Il nuovo libro della Gangemi attinge anche qui, così come a tante altre testimonianze dimenticate e recuperate in giro per l’Italia.

E’ stato un lavoro certosino di ricerca delle famiglie e dei discendenti di quei prigionieri, individuati dagli autori grazie alle annotazioni e alle citazioni dei loro nomi nei diari e nelle memorie recuperate. Al momento sono stati individuati 1.001 nominativi su circa 3.000. E la ricerca continua.

Tra tutti quei giovani ufficiali – e quindi studenti, diplomati o laureati – si ritrovano figure poi diventate famose nel primo e nel secondo dopoguerra. Lo scrittore Carlo Emilio Gadda che dell’esperienza scrisse “Giornale di guerra e di prigionia”, Ugo Betti, poeta, drammaturgo, giurista, nonchè giocatore e dirigente del Parma Calcio(suo il disegno delle divise bianco crociate), Bonaventura Tecchi saggista e scrittore, i pittori Fancesco Nonni e Alberto Casella, Costantino Di Leo allora ufficiale-cappellano militare e poi vescovo in varie diocesi, Ugo Sironi poi sindaco di Gallarate, Clemente Faccioli di Este critico teatrale del Gazzettino, Camillo Corsanego genovese, che sarà parlamentare all’assemblea costituente e poi in varie legislature. Per passare – e dimenticare i morsi della fame - venivano organizzate attività varie: corsi di lingua, di matematica ed altro, rappresentazioni teatrali e concerti (docenti, attori e musicisti i prigionieri stessi).

Il campo di Celle si presentava come un accampamento quadrato, con un decumano e un cardo che lo dividevano nei quattro “blocchi” A, B, C e D, ognuno con una ventina di baracche capaci di 50/60 brandine (per pagliericcio un sacco di erica selvatica). Gadda era “ospite” del blocco C, Zimello nel blocco A riservato agli aspiranti ufficiali, Tecchi nella baracca 15 del blocco C (che sarà anche il titolo delle sue memorie di prigionia), Sironi nella numero 98 del blocco D. Ogni blocco si distingueva per qualche attività. Celebre al campo la compagnia teatrale veneta del blocco B (“I Rusteghi” erano il pezzo forte), così come l’orchestra del Blocco C diretta da Giuseppe Denti (cremonese, capitano di complemento della Brigata Elba) autore di composizioni e musiche scritte e dirette durante la detenzione.

Sono armonie che il libro “Voci e silenzi di prigionia” riscopre proponendo in allegato un cd con 23 pezzi eseguiti dall’Ensemble Musica e Grande Guerra di Reggio Emilia, con direttore artistico Carlo Perrucchetti coautore del libro e, soprattutto, nipote di Giuseppe Denti.

Silvano Godi
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