21 gennaio 2020

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23.11.2019

LA FLORA DAL MARE ALLE ALPI

Alcune delle specie presenti in Veneto censite dagli autori La copertina del volume
Alcune delle specie presenti in Veneto censite dagli autori La copertina del volume

Una squadra di appassionati botanici al lavoro. Una serie di campagne di studio articolate per aree geografiche e altimetrie. Un impegno di singoli e di gruppo durato anni. Una raccolta di immagini senza pari e una presentazione grafica senza precedenti. Sono tutti questi gli ingredienti di un risultato al quale la casa editrice veronese Cierre si dedicava da tempo: i due volumi in grande formato di “Flora del Veneto dalle Dolomiti alla laguna veneziana” pubblicati in questi giorni. L'opera raccoglie più di 3.100 schede per un totale di quasi 4.000 specie vegetali censite, tutte complete di sinonimi e nomi dialettali, con i dati di ciascuna riguardanti le dimensioni, il periodo di fioritura, la longevità, l'habitat e la distribuzione per provincia e per altitudine, e con fotografie e cartine sulla presenza delle piante nella regione.I contributi ai due testi (in tutto 1.728 pagine) sono firmati dai botanici “sul campo” Carlo Argenti, Rizzieri Masin e Giorgio Perazza, e da Filippo Prosser conservatore nel museo di Rovereto, Silvio Scortegagna curatore di un recente Atlante floristico del Vicentino e Stefano Tasinazzo esperto di botanica dei Colli Berici. Tutti sono attesi con il coautore Bruno Pellegrini - l'imprenditore vicentino promotore e curatore editoriale dell'opera - alla presentazione in programma a Vicenza oggi alle 17, nel palazzo delle Opere sociali di piazza Duomo. Parlerà dell'edizione Fabrizio Martini, già ricercatore del dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, in un incontro condotto da Leonardo Filesi, docente di Ecologia e Botanica allo Iuav di Venezia e presidente veneto della Società Botanica Italiana. Autore della prefazione a “Flora del Veneto” è Fabrizio Bartolucci dell'Università di Camerino. Sono sue due osservazioni che inquadrano il significato e il valore dei volumi editi da Cierre, i quali rappresentano un imprescindibile aggiornamento sulla situazione del patrimonio naturalistico regionale.La prima riguarda le caratteristiche dell'area oggetto dell'indagine: «Il Veneto - scrive - è una delle regioni italiane più ricche di piante vascolari e ospita elementi floristici esclusivi e rari, che rendono la flora di questa regione originale e unica nel panorama nazionale».La seconda osservazione qualifica specificamente l'azione scientifica degli autori coordinati da Pellegrini che «hanno riassunto in quest’opera anni di scrupoloso lavoro, di collaborazione con amici e appassionati, di osservazioni di campo fatte con rigore e determinazione, e soprattutto di attenzione e passione nei confronti della Natura e dei gioielli che custodisce». Il tutto condotto, spiega Bartolucci, attraverso una revisione critica della bibliografia floristica veneta, nuovi studi mirati e innumerevoli esplorazioni in aree ancor oggi poco conosciute e talvolta inesplorate. La posizione di cerniera, anche botanica, tra il mare Adriatico e le Alpi hanno fatto dell'area veneta un mosaico di luoghi di interesse scientifico fin dall'antichità. «Non a caso - si legge nell'introduzione - sorse a Padova nel 1545 uno dei più antichi Orti Botanici del mondo, ad affiancamento dello studio di una disciplina che, dapprima ancella della medicina e quindi soggetta a indirizzi applicativi ed economici ben precisi, acquistò progressivamente autonomia fino a conquistarsi il ruolo di scienza a sé stante».Caratteristica della regione è l'esistenza di “santuari botanici” che furono studiati presto e hanno conservato particolarità vegetali di grande interesse scientifico: il monte Baldo veronese, “hortus Europae” e prima tappa degli studiosi transalpini nei loro viaggi in Italia; il monte Summano, che fu presente nei testi botanici antichi con quasi la stessa frequenza del Baldo; le Vette Feltrine oggi indicate come uno dei principali luoghi della biodiversità alpina; le Dolomiti Bellunesi entrate nella Lista del patrimonio dell’umanità Unesco anche per le loro caratteristiche vegetali; i Colli Euganei, scrigno di vegetazione mediterranea nel contesto padano; la Laguna che - come viene osservato in “Flora del Veneto” - «pur nella drammatica e devastante trasformazione turistica dell’ultimo mezzo secolo, conserva ancora tessere ambientali altrove scomparse». Su tutto questo - non dimenticando la flora delle aree di pianura - i due volumi indagano proponendo una documentazione certamente da esperti, ma interessante e aperta alla consultazione anche di tutti gli appassionati di natura. •

Antonio Trentin
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