10 aprile 2020

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03.12.2019

L'IMPORTANZA
DEL PIANO B

Sebastiano Zanolli
Sebastiano Zanolli

Sebastiano Zanolli di mestiere rilascia scariche elettriche. Alle sue conferenze si fa il pieno, come alla pompa di benzina. Alle convention per le aziende che hanno bisogno di riordino e ai dipendenti senza motivazioni indica le rotte. Il tutto a partire da se stessi. Il suo è uno stile da uomo vitruviano in un mestiere moderno, lo "speaker ispirazionale". Etichette a parte Zanolli - 55 anni, bassanese, manager - ha firmato in 15 anni sette libri, il più fortunato dei quali è "La Grande Differenza", arrivato a 15 mila copie. Ora esce "Alternative", 250 pagine, Roi edizioni, che debutta domani sera a Valdagno, su invito del team Guanxinet, a palazzo Festari alle 20.30. E' un testo compiuto e scorrevole, in cui Zanolli smonta alcuni luoghi comuni sulla corsa al successo e fa tesoro di esperienze personali e aziendali vissute nella sua carriera. Il mantra è ora «ci vuole sempre un piano B», perchè il fallimento è un lusso per pochi che cadono in piedi mentre la maggior parte delle persone «ha bisogno di alternative». Ne parliamo in anteprima con l'autore.

 

Si intuisce che al libro ha lavorato un bel po' e che parla di vita reale. E non è un manuale, giusto?

Confermo. Ci ho dedicato tempo e c'è tanto della mia vita, cercando di mettere fine a quella distonia tra principi teorici e vita pratica che rendono i saggi lontani dai lettori. Il principio è che nella corsa al risultato non si tiene mai abbastanza conto delle interferenze: se vai a 100 km all'ora, può succedere di incontrare chi frena continuamente o un blocco stradale. Non farai mai 100 km in un'ora. Quindi se non arrivi in tempo alla meta, ci vuole un piano B, qualcosa che non faccia crollare del tutto quello che hai costruito.

 

Lei sottolinea che è fuorviante far credere che il fallimento sia una esperienza quasi salvifica. Va in controtendenza?

Non bisogna farlo credere. Il fallimento è oggetto di tante narrazioni ma è quello che è: un insuccesso, un inganno verso noi stessi. Guardando al mondo reale e a tanti case history, dico che non bisogna cedere alle sirene che suggeriscono «metti tutto lì, investi solo sul tuo progetto A» che è benedetto e va perseguito. Con gli scampoli delle proprio energie bisogna creare un piano B perchè c'è sempre qualcosa che non controlliamo e può mettere in crisi il sistema, una azienda, una famiglia.

 

Tutto questo è anche figlio del decennio post 2008, della Grande Recessione, dei tracolli aziendali e bancari?

Anche, le esperienze vicarie che racconto ne sono in parte state coinvolte. Io sono stato fortunato perchè ho lavorato in situazioni e condizioni di mercato che hanno reagito alla recessione. Ma penso a chi in questo decennio è stato estromesso dal lavoro: c'è differenza tra chi era preparato a scenari diversi e chi invece aveva puntato su un risultato sicuro. Non è detto che se tu fai bene una cosa, sviluppi un diritto e il risultato è sicuro: l'andamento del mercato non si controlla e può diventare padrone della tua vita. La società di oggi somiglia in qualche modo a quella pre industriale, in cui le garanzie non esistevano. Non c'è più nulla di sicuro e tutto attorno a noi può non volere o potere mantenere la promessa iniziale.

 

Nella società liquida un piano B diventa quindi fondamentale?

In questo testo non commento in maniera morale il mondo nè dò consigli su come affrontarlo. Se mi dicono "ma per te è giusto?" è un'altra domanda. Io mi chiedo invece quanto importante è avere della alternative quando il progetto A si incaglia. Nel lavoro, nella coppia, nella relazioni.Quando si prepara un piano B?Da subito. Fin da quando lavori al piano A, cui credere fino in fondo ma sapendo che tutto può cambiare per motivi da noi indipendenti. La ruota di scorta non la metti in auto quando hai bucato. Le scialuppe di salvataggio l'armatore le fa installare prima della navigazione. Una riserva di risorse è sempre auspicabile.

 

Per fronteggiare la paura? Per prudenza?

erchè fornisce serenità. Un'azienda non ha mai un solo fornitore, ma sempre almeno tre ed un paio li tiene di scorta, qualcosa può sempre accadere.

 

La prefazione di Arrigo Sacchi?

Gli feci una intervista ad una convention. Siamo rimasti in contatto. Trovo che lui sia un maestro delle alternative, nel calcio ha cambiato tanto, chiedeva responsabilità e dava credibilità.

 

Il prototipo del piano B, tra i tanti citati?

Non tutti sono casi positivi ma mi piace ricordare la storia del film Toy Story 2: la Pixar rischiò di perdere la pellicola a fine montaggio, perchè i back up non funzionarono. Erano disperati. Il file di un dipendente che lavorava da casa li salvò. Una casualità. Che ha dato origine ad una valanga di piani B nelle aziende. 

Nicoletta Martelletto
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