31 marzo 2020

Cultura

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15.02.2020

“ITALIANE” LA STORIA SIAMO NOI

Nadia Verdile, scrittrice e giornalista, oggi alla libreria San Paolo
Nadia Verdile, scrittrice e giornalista, oggi alla libreria San Paolo

Una collana rivolta ad un ampio pubblico, che si propone di «conoscere e scoprire le donne che nei secoli hanno fatto grande l’Italia, ciascuna per la sua parte. Ciascuna con un ruolo importante. Storie misconosciute o dimenticate, ma anche note e amate, per celebrare l’intelligenza femminile, la creatività, il pensiero, le passioni e i sentimenti». Nadia Verdile, scrittrice, giornalista de “Il Mattino” di Napoli, nonchè direttrice della collana “Italiane ”della casa editrice Maria Pacini Fazzi, dal 2016 è riuscita a realizzare il suo sogno: dare visibilità alle donne. A quelle che hanno fatto la storia, a quelle spesso sconosciute, rimaste nell’ombra di personaggi maschili. «Persone che hanno bisogno di un riscatto prima di tutto culturale- ammette Verdile-, poi morale. Mi vengono in mente Jotti, Manzini, Serao, Montalcini, Anselmi, Mafai, Merlin, ma altre sono ancora in vita e ci raccontano vicende appassionanti e coinvolgenti». Argomenti importanti, il pubblico che volete raggiungere? Ci interessano i giovani o meglio le giovani donne che della storia al femminile sanno poco perchè la scuola non offre loro strumenti utili. Senza dimenticare che non hanno punti di riferimento. I giovani sono abituati a vedere immagini, mentre la storia va raccontata con dovizia di particolari per essere compresa ed essere elevata ad esempio. Come riusciamo a pensare ad una crescita intellettuale se non ci sono le basi, se non vengono conosciute figure importanti? Qualche esempio? Uno spazio particolare sarà dedicato alle uscite più recenti della collana, ovvero le biografie di Elisa Salerno, femminista e cattolica vicentina, e di Michelina Di Cesare, brigantessa nel Meridione di fine ‘800 di cui molti ignorano la vicenda. Senza dimenticare Cristina Tribulzio di Belgiojoso, quest’ultimo era il nome del marito. Patriota, giornalista e scrittrice che partecipò al Risorgimento. Fu editrice di giornali rivoluzionari, e molte sue opere sono incentrate sugli anni della prima guerra d'indipendenza. Chi la conosce? Nessuno. Ecco vorremmo colmare alcune lacune. Come le avete scelte? Non volevamo fare distinzioni tra destra o sinistra oppure centro. Volevamo raccontare storie, volevamo ridare dignità, ricostruire un nuovo linguaggio che spesso manca nei nostri libri di storia. Non le sembra, visti i tempi con giovani che non leggono, in una società dove gli abbandoni scolastici crescono sempre di più e con ragazzi e ragazze più propensi a guardare ad altri esempi, un’opera complessa? Ecco, bisogna partire dalla scuola, far sì che i giovani conoscano entrambi i lati della stessa medaglia. Invece la nostra cultura è misogina e patriarcale. I libri di testo sono al maschile non ci sono letterate, artiste non sono rispettati i generi nemmeno nella formazione. E la battaglia dovrebbe partire dalle insegnanti che dovrebbero evitare di adottare testi scolastici che non parlano in maniera dettagliata anche delle donne che hanno fatto la nostra storia. Questo è un esempio, ma ce ne sono altri. Che cosa l’ha colpita di più di Elisa Salerno? La determinazione e il coraggio che ha dimostrato nel difendere le proprie idee in rapporto alla funzione delle donne. E’ stata contro, soprattutto, all’ideologia di quegli anni, però non si è arresa, ha continuato a lottare, a dibattere, a scrivere. Abbiamo voluto riservare anche uno spazio ad Anita che in realtà si chiamava Ana Maria De Jesus Riberio una brasiliana che ebbe un ruolo importante nella storia politica di Garibaldi e che invece è nota per essere solo la moglie e madre dei suoi figli. Lei si richiama spesso al linguaggio Certo, è fondamentale per uscire da questa impasse storica. Nella nostra lingua esistono femminile e maschile, ma spesso viene introiettato solo quest’ultimo. Anche nell’informazione usiamo spesso un linguaggio scorretto. Le parole sono fondamentali non dobbiamo dimenticarlo mai. Quando si usano sono terreni che si segnano, competenze che si valorizzano, dettami che ci devono far riflettere. La collana che dirige continuerà su questo filone? C’è ancora tanto da raccontare. La nostra vorrebbe essere una sorta di operazione verità, vorremmo essere in grado di offrire una narrazione della storia italiana non di parte, ma di genere. •

C.R.
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