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20.07.2017

«HO COMPRATO PALLADIO»

Da sinistra l’architetto Diego Peruzzo e l’imprenditore Ivo Boscardin nel sopralluogo di ieri alla villa in via Venezia, a Montecchio Precalcino. FOTO DONOVAN CISCATO STUDIO STELLAIl terzo piano della villa con pavimenti sconnessi e vistose crepe
Da sinistra l’architetto Diego Peruzzo e l’imprenditore Ivo Boscardin nel sopralluogo di ieri alla villa in via Venezia, a Montecchio Precalcino. FOTO DONOVAN CISCATO STUDIO STELLAIl terzo piano della villa con pavimenti sconnessi e vistose crepe

Ha tanti nomi: Villa Forni, Cerato, Conedera, Caimeri, Lando. Ora si chiamerà Boscardin. La casa di campagna del commerciante di legnami Girolamo Forni che a metà del Cinquecento si rivolse ad Andrea Palladio perché rendesse nobile un edificio preesistente e ne facesse la sua sontuosa dimora, avrà una nuova vita. A strapparla alle erbacce e al grave degrado è un imprenditore vicentino che venerdì s’è presentato unico concorrente all’asta fallimentare, già deserta una prima volta in maggio.

Ivo Boscardin, 65 anni, nato a Marano e residente a Creazzo, studi classici e una laurea in Fisica, è un manager esperto di sistemi di sicurezza che s’è fatto da solo. Una brillante storia veneta, che appartiene al Nordest che vede oltre l’orizzonte e fa export di qualità. E’ suo il ramo italiano di un’azienda quotata in borsa, la Delta Plus, ma è estraneo alla vita pubblica (ha un ex sindaco suo omonimo, ogni tanto lo chiamano sbagliando obiettivo), non ha ambizioni di apparire. «Ho compiuto un gesto dettato all’emotività, questa non è una operazione economico-finanziaria, non ne ha i parametri - ammette Boscardin all’indomani dell’aggiudicazione - Volevo fare qualcosa di buono per la mia terra vicentina, ed eccomi qui entusiasta di una avventura che deve ancora cominciare».

In sintesi: sul villino Forni Cerato si lanciano appelli da 30 anni. Fino al 1997 è stata di proprietà della Step Immobiliare di Caldogno, poi ceduta alla società irlandese Rickthorne Holdings Limited. Col fallimento della prima, è iniziata una vicenda giudiziaria che si è protratta fino al 2015, risolta a favore del fallimento Step, e che di fatto ha impedito qualsiasi manutenzione, avvenuta per scongiurare crolli irreparabili solo nel 2016. Di mezzo s’è fatta avanti la Provincia per comprarla, poi il Comune con la ditta Vaccari, quindi il nulla. Nel 1996 la villa è stata inserita nella lista dei beni palladiani patrimonio dell’umanità, rappresentandone però il gradino più basso visto lo stato di conservazione. Eppure il colto Girolamo Forni ne fece il suo monumento di parvenu, e chiamò pittori e scultori tra cui Rubini e Vittoria per decorarla, dopo che Palladio dal 1564 rifece il look alla facciata e ripristinò un’armonia inesistente sui tre piani col disegno della serliana e le colonne-pilastro. Attorno le barchesse, un brolo, una corte. Un hortus conclusus che nei secoli è stato spogliato: restano sbiaditi gli affreschi della loggia che rinviano a rovine romane.

Ci vorranno ben più dei 360 mila e passa euro che è il prezzo pagato alla serconda convocazione, per sistemare come si deve la villa. Ma non è questo che preoccupa Boscardin. Come se n’è innamorato? «Ho visto in aprile la foto della villa proprio sul Giornale di Vicenza e ne ho letto le vicende - riassume - Non so come e non so perché mi sono preso un paio d’ore per andarla a vedere. Diroccata com’era mi ha colpito e fatto un po’ male. E ho chiamato per un parere il mio compagno di banco al liceo, Diego Peruzzo, che fa l’architetto». Proprio Peruzzo, oltre che di geniali residenze private, ha diretto i cantieri del recente recupero degli interrati a villa Caldogno sempre di Palladio e ha collaborato agli interventi di villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo, straordinaria opera giovanile di Palladio. Una villa quest’ultima acquistata all’asta da Sotheby’s nel 1999 da una coppia che aveva letto - e ci risiamo - la notizia sul nostro giornale.

«Con Peruzzo vicino mi sono convinto che avremmo potuto provare a salvare questo bene: sarà il mio braccio operativo ma spero nel coinvolgimento anche di altri imprenditori che mi diamo un contributo di idee. Ho incontrato Lino Dainese, presidente del Cisa, e so che ci seguiranno nel recupero. Non ne farò un hotel, nè un ristorante, questo è certo. Ma dovremmo trovare insieme un uso trasparente, una destinazione congrua, una volta che sarà finita la fase di messa in sicurezza e poi quella del recupero. La mia famiglia? Metà li ho contro, metà a favore». Un sito è in corso di allestimento al pari di una webcam per seguire gli interventi. Ieri un primo saluto al sindaco di Montecchio Precalcino, oggi tutti in biblioteca e a diramare ricerche per trovare quanto più materiale possibile su un “pezzo di storia“ vicentina che sta per riaprirsi.

Nicoletta Martelletto
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