19 giugno 2019

Cultura

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19.04.2019

FU TANTO RUMOR PER NULLA

L’autore Antonio Rumor, classe 1943, morì dopo la pubblicazioneLa copertina del libro
L’autore Antonio Rumor, classe 1943, morì dopo la pubblicazioneLa copertina del libro

Risalendo e aggirandosi per i rami genealogici distribuiti nei registri parrocchiali di mezzo millennio, i Rumor di Ponte Pusterla - la famiglia che certamente è stata (e forse è) la più conosciuta di Vicenza - ritrovano documentato un capostipite lontano nell'Alpago bellunese e un avo secentesco che si fermò a vivere nella città sul Bacchiglione, dove scendeva a vendere mestoli, mattarelli e cucchiai di legno lavorati negli inverni gelati della montagna. Da allora - dai tempi del Domenico che aveva casa a Lamosano lungo un Rio Mòro - si è successa una lunga schiatta di Romòr-Rumor “servi, domestici, guardarobieri, bottegai, impiegati, commercianti, rappresentanti, imprenditori, industriali, medici, avvocati, giornalisti, commercialisti, assicuratori, banchieri, finanzieri, politici, statisti” di cui il più famoso è stato ovviamente il Mariano interprete massimo dell'ultimo paio di ruoli testé dettagliati. Autore dell'elenco - che allinea anche tutta un’altra serie di classificazioni di rumoriani sparsi per i secoli: dai “pastori, allevatori, boscaioli, contadini, coltivatori” ai “preti, abati, monsignori” - era stato Antonio Rumor, classe 1943, ramo lavorativo finanziario della terzultima generazione, diventato veronese dopo il trasferimento da Vicenza. Lo aveva scritto in avvio di un suo arguto libro sulla famiglia, edito nell'estate 2018, del quale aveva fatto appena in tempo a sentire il profumo di stampa. La sua morte improvvisa aveva fatto provvisoriamente archiviare la pubblicazione, rimasta non conosciuta dai vicentini. Ora però il volume ritorna. “Molti Rumor per nulla?”. Questo il titolo delle 365 pagine di “biografie e ironie sui Rumor di Vicenza” curate da Delmiglio Editore. Deriva dalla battuta - piovuta chissà quante volte addosso all'autore e ai suoi cognomonimi - riferita alla shakespeariana commedia “Molto rumore per nulla” che per assonanza veniva proprio bene, ma che almeno una volta fu seriamente applicata in relazione alla pungente malizia di un grande della critica letteraria. Avvenne quando, alla fine degli anni Trenta, di Mariano laureato in lettere a Padova fu pubblicata la tesi sul commediografo Giuseppe Giacosa, interpretato alla luce del moralismo cattolico. Benedetto Croce, filosofo e custode dell'interpretazione letteraria, la stroncò, appioppando al giovane neodottore vicentino il seguente pesante giudizio: «Affatto ottuso a intendere i problemi della bellezza e dell’arte, e dell’idealità e moralità intrinseca all’arte». La figura di Mariano è naturalmente centrale - per importanza e visibilità - nei capitoli scritti dal giovane cugino Antonio che lo ricorda secondo i racconti di famiglia. Ma è la miriade di aneddoti su tutto il vasto giro dei Rumor (con l'accento berico/veneto sulla ò rigorosamente rivendicato... non come pretende invece di italianizzarsi l'ex-ministro Pàdoan!) che rende gustosa la ricostruzione: le infanzie intorno alla storica tipografia, i risvolti dell'educazione religiosa, le giovinezze con amici e morosi, i matrimoni, le nascite e le crescite di un clan di “longevi, prolifici, cattolici, fedeli, democristiani, papisti, professionisti, parsimoniosi” (come dice un altro elenco classificatorio). “Molti Rumor per nulla?” è così un esempio di “quaderno di casa”, costruito su cose minime ma curiose e lasciato alla curiosità dei discendenti che verranno. Pochi, secondo la stima dell'autore, il quale tristemente misura - procedendo rigorosamente per via patrilineare: le donne Rumor sono presenti solo di riflesso - il calo generale della prolificità e ipotizza, se andrà avanti così come sta andando per tante famiglie, addirittura l'estinzione del cognome. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Antonio Trentin
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