07 dicembre 2019

Cultura

Chiudi

03.11.2019

EMIRATI C’È VOGLIA D’ITALIA

Ida Zilio Grandi, dirige l’istituto di cultura italiano negli Emirati ArabiLa sede dell’ Istituto di cultura italiana negli Emirati Arabi ad Abu Dhabi, inaugurato ad ottobre
Ida Zilio Grandi, dirige l’istituto di cultura italiano negli Emirati ArabiLa sede dell’ Istituto di cultura italiana negli Emirati Arabi ad Abu Dhabi, inaugurato ad ottobre

Ida Zilio Grandi, 58 anni, vicentina, docente di islamologia, lingua araba e relazioni pubbliche internazionali all’università di Ca’ Foscari a Venezia, è la neo direttrice dell’Istituto italiano di cultura degli Emirati Arabi inaugurato, lo scorso primo ottobre, ad Abu Dhabi. Autrice di numerosi libri e di un dizionario sul Corano, edito nel 2007 da Mondadori, Zilio Grandi è tornata in città da qualche giorno. La sua formazione arabistica e islamologica accanto ai numerosi viaggi di studio e ricerca effettuati in Marocco, Egitto, Tunisia, Giordania e Libano, sono all’origine della scelta della Farnesina. «Gli italiani sono bravissimi a produrre bellezza, e sanno insegnare come farlo. Darò spazio alla letteratura e al talento delle donne». Come si trova e che progetti ha per istituto di Abu Dhabi? Sono arrivata in una serata di fine settembre umidissima e più calda di qualsiasi aspettativa. Ho preso un taxi all’aeroporto, mi sono stupita che fornisse bottigliette d’acqua minerale ai passeggeri, e dopo un po’ siamo arrivati sulla Corniche, la strada a otto corsie che corre lungo la spiaggia e costeggia le magnifiche Etihad Towers. In albergo l’aria condizionata era così forte che mi sono rimessa la giacca pesante con cui ero partita, e in camera la temperatura era perfino polare, quindi ho aperto la finestra e in un attimo si sono appannati non solo i vetri e gli specchi, ma anche la porta di ingresso e tutti i mobili. A quel punto ho capito perché un nostro ambasciatore diceva che negli Emirati ci sono due stagioni, l’estate e l’inferno, e ho pensato che lavorare qui sarebbe stato piuttosto complicato. Ed è stato così? No, non è stato così. Oltre che all’avanguardia nelle tecnologie, questo Paese è estremamente ospitale e aperto, ben organizzato, pulito in modo quasi maniacale, sicuro per chi ci vive, e riesce a coniugare l’entusiasmo della giovane età all’accortezza dell’età matura. Ci racconti della comunità italiana? È compatta e molto ben inserita nel contesto sociale, ci sono circa 14 mila persone: docenti universitari, artisti, funzionari, tecnici, industriali, impiegati nell’ospitalità, perfino parrucchieri o piloti delle linea aerea nazionale, e tutti mi sono parsi molto interessati alla programmazione culturale dell’istituto e generosi di iniziative e collaborazioni. I bambini italiani sono molti, d’altra parte chi decide di trascorrere qui un periodo della propria vita non può che essere pieno di curiosità, iniziativa e spirito di adattamento, senza pregiudizi. Lo stesso vale per gli stranieri; penso tra l’altro ai miei omologhi europei, i responsabili dei settori culturali delle ambasciate, e parlo al maschile perché la lingua italiana è fatta così, ma in questo settore, e in generale nell’ambito diplomatico, le donne sono molte. Quanto e come la nostra cultura può essere riconosciuta ed esportata? È già fortemente riconosciuta, specialmente per quanto riguarda l’ambito estetico: l’eccellenza italiana nei campi dell’arte e del design, della moda e dell’architettura, della robotica, sono fuori discussione. In questo senso il tema conduttore del Padiglione Italia nell’Expo 2020 di Dubai che aprirà il prossimo ottobre, Beauty connects people, è perfettamente coerente. Ed è un vero peccato che accanto al Louvre, tra l’altro esclusivamente sovvenzionato dagli Emirati Arabi uniti e al Guggenheim di prossima inaugurazione, non si possa ammirare anche una sede emiratina degli Uffizi. Un’altra cosa che mi dispiace è che non c’è ancora un’università italiana insieme alla New York University in Abu Dhabi o alla Sorbonne di Parigi, e su questo sto lavorando; e ancora di più mi dispiace che non ci sia una scuola italiana; tra i primi compiti dell’istituto ci sarà l’insegnamento della nostra lingua. E vorrei anche riuscire a portare i ragazzi a studiare da noi e non solo in Gran Bretagna o negli Stati Uniti come fanno già. Anche la nostra cucina è particolarmente apprezzata: gli alberghi ospitano ristoranti italiani e nei centri commerciali capita continuamente di vedere, per esempio, chioschi di caffè di catene italiane. Da islamologa che idea si è fatta della popolazione che vive negli Emirati Arabi? L’attenzione all’Islam e alla sua lingua, l’arabo, è evidente, ma per nulla invasiva. Le moschee, a parte quel capolavoro di architettura che è la grande moschea di Sheikh Zayed, si perdono nel pettine infinito di grattacieli e torri, e anche i codici di abbigliamento sono piuttosto liberi.È vero che i residenti sono in grandissima parte musulmani, ma gli autoctoni sono pochi, attorno al 10 per cento. Tutti gli altri sono “expat”, stranieri, le nazionalità presenti in questo Paese sono centinaia: pachistani, indiani, egiziani, giordani, marocchini e così via, ciascuno con i suoi usi e costumi. La più comune lingua veicolare è l’inglese, non certo l’arabo. Una babele e sulla religione? Gli Emirati Arabi uniti promuovono da anni un Islam “mediano” o meglio “moderato”, lontano dagli estremi e dagli estremismi, egregiamente rappresentato da un personaggio di spicco nel panorama islamico mondiale, il giurista Abdallah Bin Bayya, studioso e politico di origine mauritana, da anni presidente del “Forum for Promoting Peace in Muslim Societies”, con sede appunto in questo Paese. In che cosa consisterà il suo lavoro? Promuovere la cultura italiana, intensificare i rapporti con le istituzioni culturali e accademiche locali, fare da sponda agli studiosi italiani che vivono qui, presentare ed evidenziare le nostre eccellenze nei vari settori della cultura e dell’arte, contemporanea oltre che antica, nella musica, nel cinema. E, naturalmente, rappresentare un punto di riferimento per la comunità italiana locale che si attesta in larga parte a Dubai; e in questo dovrò cooperare con il nostro consolato a Dubai e non solo con l’ambasciata di Abu Dhabi. D’altra parte questo è l’unico istituto italiano di cultura in tutta l’area del Golfo, perciò saranno necessari contatti con i Paesi vicini, Qatar, Oman, Kuwayt. Si soffermerà anche sui talenti delle donne italiane, potranno essere uno stimolo per quelle che vivono negli Emirati? Guardandomi intorno dovrei fare il contrario visto che ci sono molte donne nell’amministrazione pubblica, della finanza e, soprattutto, della cultura. Donne giovani ma autorevoli, illuminate e fortemente competenti, e poliglotte, grazie anche, ma non solo, alle specializzazioni all’estero. Come Noura Al Kaabi, attualmente ministro della Cultura e dello Sviluppo della Conoscenza, e prima ministro del Consiglio Federale; o Lubna Al Qasimi, ora ministro della Tolleranza e prima dell’Economia; oppure Ohood Al Roumi, a capo di un altro apparato statale dal nome interessante, il ministero per la Felicità e il Benessere; o Shamma Al Mazrui, ministro di Stato per la gioventù; o Bodour Al Qasimi, fondatrice e presidente dell’associazione degli editori. I Paesi del Golfo hanno manifestato la volontà di costruire un polo culturale oltre che economico, perchè? C’è molto interesse per l’Italia, il Ministero cercava una persona in grado di interagire con la cultura locale, di promuovere il “Sistema Paese”. Da sempre gli italiani sanno immaginare, raccontare e raccontarsi meglio di altri, ma le traduzioni sono pochissime, e nelle università mancano ancora i corsi di lingua e di letteratura italiana. Occorre quindi sanare questo immenso vuoto. Il mio compito consisterà nel creare talenti e competenze. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Chiara Roverotto
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Blog

Il Corsivo
Carezze d’autunno
di di GIANCARLO MARINELLI
06.12.2019
Editoriale
Crescono le distanze tra i ceti sociali
di di FEDERICO GUIGLIA
06.12.2019
Editoriale
Fuori tutte le carte per togliere gli aloni
di di GIAN MARCO MANCASSOLA
05.12.2019