31 marzo 2020

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24.01.2020

EINSTEIN ICONA DELLA SCIENZA

Albert Einstein con il matematico Kurt Gödel a Princeton La copertina del libro
Albert Einstein con il matematico Kurt Gödel a Princeton La copertina del libro

(Per) sempre sulla cresta dell'onda... rigorosamente gravitazionale. È il mito di Albert Einstein, l'esemplificazione del genio, che il “Time” nel primo numero del 2000 ha eletto a uomo del secolo, preferendolo a personalità che, nel bene o nel male, hanno segnato nel profondo la storia della nostra umanità, come Hitler, Kennedy, papa Giovanni XXIII o Mahatma Gandhi. Un riconoscimento ad un “astruso scienziato”, seppur considerato il padre della fisica moderna, definito all'epoca “sorprendente”, considerata la storia politica del ventesimo secolo. Stupefacente, invece, è che Albert Einstein rischia di essere l'uomo anche di questo secolo, senza averlo vissuto. La recente scoperta delle onde gravitazionali e la foto dell'orizzonte degli eventi riassumono al meglio la straordinaria portata rivoluzionaria della sua teoria, superbo esempio del pensiero scientifico moderno. Un Einstein è per sempre. E’il messaggio lanciato da Gabriella Greison nel suo ultimo libro “Einstein forever” (Bollati Boringhieri, 208 pagine). Non un libro prettamente tecnico, ma un'autentica “dichiarazione d'amore nei confronti di chi ci ha insegnato a sognare e ci ha rivelato il segreto di come restare bambini per sempre”, come tiene a sottolineare l'autrice, che attraverso la sua competenza e passione ci restituisce l'eredità (non soltanto scientifica) dell'ultima parte dell'esistenza, relativa al periodo americano, di Albert Einstein. Che di sicuro apprezzerebbe molto il lavoro della Greison, il cui contributo spicca per originalità e chiarezza espositiva. Come testimoniano i capitoli, numerati con un simbolo scientifico e accompagnati dalle musiche preferite di Einstein, che si animano a partire dalle lettere che i bambini di tutto il mondo spedivano allo scienziato, e spediscono tutt'ora alla sua casa di Princeton. «Qualcuno dice di scrivergli ancora perché lo fa sentire più intelligente, altri per l'irrefrenabile desiderio di tenerlo vicino», spiega la Greison, che ha deciso di partire dai bambini perché a loro Einstein rispondeva sempre. «Si divertiva un mondo ad immaginare - prosegue - a fornire spiegazioni semplici alle cose scientifiche. Tutti possiamo capire quello che intendeva dirci, perché per Einstein il progresso della scienza sta anche nella sua diffusione e più si raggiungono le persone comuni più alto è il risultato». Che è anche il fine più nobile dell'opera della Greison: trasmetterci la bellezza spirituale di Einstein e della teoria della relatività, che non è confinabile ad una elité di specialisti in grado di padroneggiare la matematica usata per descriverla, ma riguarda tutti noi, la nostra vita quotidiana e alcune applicazioni che usiamo tutti i giorni. Riguarda la realtà di cui siamo fatti e nella quale viviamo: una miscela complessa di spazio e tempo. E proprio il tempo sembra essersi fermato nei luoghi simbolo dove la Greison ha compiuto le sue ricerche: a Princeton, dove il mito di Einstein continua a nutrirsi delle lettere che giungono al numero 112 di Mercer Street, e alla Hebrew University di Gerusalemme, dove Einstein ha lasciato in eredità oltre 80mila manoscritti. Ma è dalle lunghe chiacchierate con Freeman Dyson, “lucido ultranovantenne”, che il libro prende forma, impreziosito da aneddoti, come quello riguardante “l'amore intellettuale” tra Einstein e il matematico Kurt Gödel, coltivato durante le passeggiate per tornare a casa dall'Institute for Advanced Studies. E il suo amore per la solitudine, che Einstein difendeva con tutte le sue forze, perché «diceva andrebbe insegnata nelle scuole, tanto è importante per crescere e creare». •

Dario Pregnolato
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