19 novembre 2019

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04.08.2010

E' morta Elvira Sellerio
la signora dell'editoria


 Elvira Sellerio davanti a una pila dei suoi «quadernetti» blu
Elvira Sellerio davanti a una pila dei suoi «quadernetti» blu

Era stata soprannominata la «signora dell'editoria», un titolo conquistato sul campo dopo anni di battaglie, vittorie e anche qualche sconfitta subita però senza mai rassegnarsi. Era una donna dal carattere forte e orgoglioso Elvira Giorgianni Sellerio, 74 anni, morta ieri a Palermo. Figlia di prefetto, prima di sei fratelli, laurea in giurisprudenza, ha legato il suo nome in modo indissolubile alla casa editrice.
L'indipendenza e la dimensione famigliare: queste le caratteristiche che hanno permesso alla Sellerio, piccola casa editrice di Palermo, in questi 40 anni di storia di essere una vera star nel panorama librario italiano, fucina di autori al top delle classifiche: da Leonardo Sciascia ad Andrea Camilleri, senza dimenticare Gianrico Carofiglio, Carlo Lucarelli e, tra gli ultimi, Alicia Gimenez-Bartlett. Ma nel suo carnet può ascriversi anche di aver pubblicato per prima scrittori come Roberto Bolano, Antonio Tabucchi, Gesualdo Bufalino e Luisa Adorno. E soprattutto di averlo fatto all'insegna dei suoi famosi «quadernetti»: piccoli eleganti volumi blu, fatti apposta per essere letti agevolmente e ovunque. Una rivoluzione «nel grigiore metallico delle copertine di quegli anni», l'irrompere «della macchia blu, della carta vergata, dell'immagine pittorica figurativa al centro della sovraccoperta, dentro una cornicetta colorata che richiamava il colore delle lettere del titolo».
LE ORIGINI. Nata nel 1969 - poco più di quarant'anni fa e la ricorrenza fu festeggiata alla Fiera del libro di Torino del 2009 - da Elvira Giorgianni (allora funzionaria pubblica che si licenziò e investì la sua liquidazione nell'impresa) e suo marito Enzo Sellerio (fotografo), ebbe come ispiratori due numi tutelari della cultura siciliana e nazionale: Sciascia e l'antropologo Antonino Buttitta.
Il programma all'origine della nuova casa editrice palermitana- spiegò all'epoca proprio Leonardo Sciascia - era il ritorno a una cultura «amena», cioè una cultura in cui il cosiddetto «impegno è implicito e non esplicito, quindi una cultura della leggerezza, che non rinuncia all'eleganza, una cultura delle idee, sì, ma in forma di cose belle».
IL SALTO DI QUALITÀ. Dopo qualche titolo nella collana d'esordio, dal nome programmatico La civiltà perfezionata, la casa editrice fa il salto a livello nazionale e internazionale con la pubblicazione nel 1978 de L'affaire Moro proprio di Sciascia. Le oltre 100 mila copie vendute fanno immediatamente della Sellerio una presenza importante nel panorama librario italiano. Subito dopo appare la collana «La Memoria», destinata a diventare la «cifra» della produzione editoriale della casa.
IL SEGRETO DI FAMIGLIA. Antonio Sellerio, figlio di Elvira ed Enzo, nelle celebrazioni per i 40 anni della casa editrice riassunse così il segreto del successo: «La nostra caratteristica», spiegò, «è l'indipendenza e la dimensione rimasta famigliare, che permette un correlazione stretta tra direzione editoriale, commerciale, amministrativa, così da sostenere la nostra politica culturale di scoperte e di ricerca del nuovo senza bisogno di forzature che snaturino la nostra immagine».
LA CONSACRAZIONE. La consacrazione definitiva della Sellerio come casa editrice arriva nel 1981 con La diceria dell'untore di Gesualdo Bufalino, che vinse un meritatissimo Campiello e segnò un cambiamento anche nella cultura italiana. Ecco allora Antonio Tabucchi, Maria Messina, Luisa Adorno: tutti non inediti, ma caduti nel dimenticatoio. Scrittori che Sellerio scopre e rilancia.
Nel 1990 la casa editrice pubblica un librettino, Carta Bianca, che racconta di un commissario di polizia - De Luca - che indaga su un torbido delitto, nel passaggio dalla Repubblica di Salò alla Repubblica italiana. A scriverlo è un giovane autore, Carlo Lucarelli. Lo accusano di aver prodotto un giallo «revisionista», in quanto presenta «il volto umano di un'epoca e un momento storicamente perversi». Ovviamente sarà un grande successo che apre la strada a un profluvio di altri autori.
«MONTALBANO SONO». Ma il re incontrastato è Andrea Camilleri: «Negli anni Novanta la Sellerio, che aveva cominciato a pubblicare i miei libri, era in gravi difficoltà finanziarie, quando arrivò, a salvarla, e me con lei, il commissario Montalbano, come il VII Cavalleggeri in un vecchio western», ha ricordato recentemente lo scrittore siciliano. Sono passati 15 anni dall'uscita di quel primo Montalbano, La forma dell'acqua, e 14 dal Birraio di Preston che dette l'avvio alla fortuna di Camilleri: oltre cinque milioni di copie. Una vera manna per la casa editrice.
L'ULTIMO DECENNIO. Gli anni 2000 sono quelli di Margaret Doody che ha venduto oltre 100 mila copie del suo Aristotele detective, e poi Penelope Fitzgerald, il russo Dovlatov, il cileno Bolano, il barese Carofiglio e per ultima la catalana Alicia Gimenez-Bartlett.
Le altre collane sono «Prisma», «Biblioteca siciliana di storia e letteratura» con i suoi Quaderni, «La diagonale» e «La nuova diagonale», «Fine secolo», inventata e diretta da Adriano Sofri, e «La città antica», nelle mani del classicista Luciano Canfora. E ancora «Il divano» (con suggestioni eccentriche) e «Il castello».
CATALOGO IMMENSO. Più di tremila titoli per quei «quadernetti» blu con i colori delle lettere e della cornice che cambiavano di numero in numero: una volta gialli, una volta celesti, una volta grigi, una volta rossi, quasi mai bianchi. Insomma eleganti e «ameni» come piaceva a Sciascia.

Massimo Lomonaco
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