31 marzo 2020

Cultura

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31.01.2020

DOLCE MARGOT NATA NEL LAGER

Le lettere della madre Jeanne Margot  Kretz nella foto  bambina in braccio alla mamma Jeanne Il libro edito da Mursia
Le lettere della madre Jeanne Margot Kretz nella foto bambina in braccio alla mamma Jeanne Il libro edito da Mursia

È nata alle 13 e 45 del 2 maggio 1943 a Forstbad- Umsiedlerlager, a Halbstadt, all’interno di uno dei lager che facevano parte dell’inferno nazista di Gross Rosen, nell’ex Cecoslovacchia invasa dalla truppe del Terzo Reich di Hitler. L’incredibile storia di Margot Marie Kretz, che oggi abita a Tregnago, in provincia di Verona, sarà raccontata da lei in presa diretta, a 77 anni di distanza, nelle due serate in programma per la Giornata della Memoria: questa sera 31 gennaio, con inizio alle 20.30, nella sala della Comunità di San Germano dei Berici, Val Liona, e giovedì 6 febbraio, alle 20.45, nell’aula magna della scuola media di Orgiano. Oltre a essere le prime presentazioni in terra vicentina saranno anche una straordinaria occasione per ascoltare la sua testimonianza. In entrambi gli appuntamenti Margot Marie Kretz sarà infatti intervistata dal prof. Renato Dal Cavaliere che presenterà “Nata nel Lager”, il libro biografico edito da Mursia, che ne racconta la vicenda e di cui è autrice la psicologa veronese Alessandra Maggia. La famiglia di Margot era di origine francese. Abitava nel villaggio di Nilvange, nell’Alsazia delle miniere e delle industrie siderurgiche, presto occupata dalle truppe della Wehrmacht ancora all’inizio del conflitto. Qui la madre Jeanne, ancora minorenne, si innamorò, ricambiata, del soldato tedesco Kurt Schuhmacher, un fatto considerato dal padre di lei, George, una colpa e un’onta di cui vergognarsi, che non le perdonerà. E quando George decise di non collaborare con i nazisti l’intera famiglia fu deportata in un campo di prigionia, dove si lavorava come schiavi per mantenere le scorte di materiale bellico dell’esercito tedesco durante la fase più cruenta della seconda guerra mondiale. Siamo nell’ottobre del ‘42, e Jeanne già incinta, nel viaggio per raggiungere il campo, durato un mese e mezzo, si debilitò molto. Dopo il parto, a causa del freddo, degli stenti e del duro lavoro, non riuscì più a rimettersi in forze. Morirà dopo una broncopolmonite nel marzo del 1944, appena dieci mesi dopo la nascita di Margot, e venne sepolta in una piccola bara, vestita con l’abito da sposa che non ha mai potuto portare. Contro ogni previsione la neonata sopravvive. Quello che per la piccola orfana sembrava un destino segnato ha trovato, invece, un’ eccezionale conclusione. Margot venne salvata dalla zia Elise, arrivata dalla Francia. Una cuoca del campo le passò attraverso il filo spinato una cassa della frutta con delle coperte. Dentro c’era la piccola Margot. Mentre la guerra volgeva ormai al termine, la zia camminò per mesi fino ad arrivare a Berlino dove c’era la Croce Rossa che riuscì ad aprirle un varco verso la Francia. Margot scoprì la sua storia solo a 16 anni, dai documenti. Nessuno le aveva detto nulla. Poi incontrò il padre, in Germania, che l’aveva sempre cercata. E nei continui viaggi tra Francia e Germania conobbe Aldo Brea, di Selva di Progno, che divenne suo marito. •

Matteo Guarda
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