24 luglio 2019

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22.06.2019

COPYRIGHT DÜRER FU PIONIERE

Il monogramma con cui Albrecht Dürer dal 1495 segnò le stampeGiovanni Maria Fara
Il monogramma con cui Albrecht Dürer dal 1495 segnò le stampeGiovanni Maria Fara

Prosegue a palazzo Sturm a Bassano la mostra “Albrecht Dürer. La collezione Remondini”, fino al 30 settembre (da lunedì a domenica 10-19, martedì chiuso). Oggi conferenza alle 17,30 in sala Specchi a palazzo Sturm, del docente Giovanni M.Fara * Giorgio Vasari inserisce la Vita di Marcantonio Bolognese e d’altri intagliatori di stampe all’interno della seconda edizione delle Vite de’ più eccellenti Pittori, Scultori e Architettori, pubblicata a Firenze nel 1568. Come accade per altre biografie aggiunte in questa seconda edizione, quella dedicata a Marcantonio Raimondi e agli incisori in genere trascende la cornice del tradizionale medaglione biografico, fino ad assumere il carattere più ampio di contenitore biografico, in cui la storia della tecnica trasforma profondamente la biografia. Pertanto, le (rare) notizie biografiche sugli incisori si nascondono dietro le opere, per la prima volta intese nella loro più intima essenza di oggetti che si muovono indipendentemente dalla volontà dei loro stessi creatori. Se, nell’impalcatura generale delle Vite vasariane, domina potente la storia, la successione delle età e degli stili, con al suo centro Firenze, qui, in questa composita Vita di Marcantonio Bolognese, si cede la scena a una più ampia dimensione geografica, spaziando da Firenze a Roma ad Anversa e alle Fiandre (luogo con cui Vasari intende l’Oltralpe nordico), con rapidi detours a Venezia, Mantova, Ferrara, Bologna. E sono ricordati ben 34 incisori di differenti provenienze e culture artistiche; 13 pittori che, in alcuni casi, hanno fornito loro le invenzioni; 5 stampatori. In questa ricca cornice la vicenda del Dürer incisore assume per Vasari un carattere di esemplarità. Le sue stampe – fin da subito diffuse, replicate e rapidamente assurte a modello iconografico – avevano viaggiato, senza conoscere la noia del trasporto e l’ostacolo dei confini, quasi che il celebre monogramma appostovi – fin da subito più volte replicato – rappresentasse l’insegna immediatamente riconoscibile delle nuove idee raffigurate. All’interno di questo contenitore biografico dedicato a Marcantonio Raimondi e agli incisori in genere, Vasari stila il primo ampio catalogo delle stampe di Dürer, costruito intorno a 45 bulini e 90 xilografie. In totale 135 stampe, qualcosa più della metà rispetto alle 260 che gli sono, per consenso comune, riconosciute. Dal punto di vista tematico, Vasari appronta questo catalogo del Dürer incisore distinguendo fra fogli stampati singolarmente e altri contenuti all’interno dei libri dedicati ai cicli cristologici, mariani ed apocalittici; questa macro divisione gli consente di comprendere anche il vasto tema della copia o replica, autorizzata o no, delle stampe düreriane, con importanti ricadute che coinvolgono il fenomeno dell’autorialità e della tutela del copyright. Un tema fondamentale per la nostra comprensione del Rinascimento e della prima età moderna. Una così variegata e raffinata struttura conoscerà larga diffusione: in Italia il caso più importante è quello di Filippo Baldinucci, che, nel Cominciamento e progresso dell’arte dell’intagliare in rame (Firenze 1686), primo testo europeo dedicato alla storia dell’incisione e alle biografie dei principali protagonisti, recepisce intatta dal suo predecessore, la valutazione generale e la singola elencazione delle stampe düreriane. Allo stesso modo, il catalogo di tali stampe sarà accettato anche a nord delle Alpi: ad esempio nelle notizie sugli incisori contenute nel capitolo quarto del libro di John Evelyn, Sculptura: Or the History and Art of Chalcography and Engraving in Copper (Londra 1662); oppure nelle più ampie, e celebrate, ricostruzioni storiografiche di Karel Van Mander (nello Schilder-boeck, Alkmar 1604) e Joachim Sandrart (nella Teutsche Academie, Norimberga 1675), che si limiteranno a proporre sporadiche integrazioni. Se Van Mander, Evelyn, Sandrart e Baldinucci ci forniscono il quadro storiografico di riferimento per la ricezione del catalogo del Dürer incisore scritto da Vasari nel 1568, la sezione sottile della sua fortuna è rintracciabile negli inventari delle collezioni, soprattutto del XVI e XVII secolo, che rivelano la persistente autorità del modello vasariano. • *Associato di Storia dell’arte moderna, Ca’ Foscari Venezia

Giovanni Maria Fara*
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