07 agosto 2020

Cultura

Chiudi

07.03.2012

Con le SS in cerca dei Cimbri

«Di usarn alten hen khôut ge benje sain aaber kxein dia aaltan ssimbri...»  «I nostri vecchi raccontavano che quando vennero giù i vecchi cimbri, giungendo qui in questi monti, essi si governavano da sé, come la Repubblica di San Marino. Essi pagavano soltanto tra tutti un po' di denaro al vescovo di Verona. Non pagavano nient'altro, né per la terra né per altre cose. E si davano la loro legge e punivano da sé coloro che non la rispettavano. Tutti erano liberi».  È l'inizio di un racconto che il dialettologo bavarese Bruno Schweizer raccolse in lingua cimbra a Giazza negli anni Trenta del Novecento e poi in una spedizione di ricerca nella primavera del 1941. Sono parole che nelle orecchie di Schweizer devono essere risuonate come melodia, perché il ricercatore era in quei posti, quando su altri fronti si combatteva una guerra disastrosa, con il compito problematico di essere inquadrato dal 1 dicembre 1937 nella SS-Ahnenerbe (letteralmente: eredità ancestrale) fondata nel 1935 dal comandante in capo Heinrich Himmler, da Richard Darré ed Hermann Wirth e il cui compito, secondo il primo comma dello statuto del 1939, consisteva «nell'indagare l'ambiente, lo spirito, l'opera e l'eredità dell'indogermanesimo di razza nordica, nella viva strutturazione e attualizzazione dei risultati della ricerca e nella loro trasmissione al popolo». Sempre secondo la statuto del 1939 la ricerca sull'«indogermanesimo di razza nordica» avrebbe dovuto avvenire «con l'utilizzo di metodi esatti e scientifici». «Quale organizzazione delle SS, l'Ahnenerbe era permeata dall'ideologia nazionalsocialista, la sua attività era caratterizzata da un profondo disprezzo della dignità umana.  Il suo compito era fornire alla teoria delle razze del Nazionalsocialismo una presunta fondazione scientifica», scrive lo studioso Ermenegildo Bidese, ricercatore di linguistica tedesca all'università di Trento, autore del volume Das Zimbrische von Giazza (I Cimbri di Giazza), edito da Studienverlag di Bolzano e che sarà presentato oggi alle 17,30 alla biblioteca universitaria Frinzi di Verona (via San Francesco 20), da Alessandra Tomaselli, docente di linguistica tedesca e preside della facoltà di lingue e letterature straniere all'università di Verona e da Stefan Rabanus, docente di linguistica tedesca, nello stesso ateneo. È da dimostrare che ci sia stata un'adesione ideologica di Schweizer ai principi della SS-Ahnenerbe: sebbene incarcerato dagli Alleati per un anno, alla fine del conflitto, non risultò mai iscritto al partito nazionalsocialista né membro delle SS, ma dovendo ricoprire un ruolo all'interno dell'organizzazione di studiosi, gli fu riconosciuto il grado di Unabkömmlich, cioè «indispensabile», che mantenne per tutta la durata del conflitto. Nel trasferimento in Sud Tirolo, con l'incarico di redigere una geografia dei dialetti tirolesi, si allontanò dalla provincia di Bolzano pare per divergenze con i colleghi e fu questa anche l'occasione dei suoi viaggi e dei suoi studi sulla minoranza linguistica cimbra del Veronese. Vagheggiò l´idea di una «Repubblica autonoma cimbra», con capitale Asiago, che ripristinasse i privilegi della Serenissima a favore dei cimbri, come custodi dei confini a nord della Repubblica e cercò, tuttavia senza grandi esiti, di far liberare i detenuti cimbri dei campi di concentramento nazisti. Comunque il suo lavoro resta fondamentale, al di là dell'ideologia aberrante che gli ha permesso di continuare a esercitare la sua missione di studioso anche in anni difficili, ed è una miniera ancora da esplorare, come testimonia questa parziale pubblicazione delle sue opere con inediti brani registrati e un video che da oggi è sul sito web del nostro giornale. «Alla fine della guerra tutto quanto era stato in qualche modo compromesso dal Nazionalsocialismo non godeva di una buona luce», ammette Bidese, «e solo ora, a settant'anni di distanza possiamo dar vita a materiale che è unico per i cimbri, ma raro anche nell'ambito delle minoranze linguistiche». Al volume che raccoglie la trascrizione di 150 brani fra racconti e canti, solo 80 dei quali già pubblicati da Schweizer nel 1939, è allegato un Dvd con 26 registrazioni di parlato in cimbro, otto canzoni in cimbro e una in italiano eseguite da un gruppo di donne di Giazza, 81 fotografie e un filmato muto di tre minuti e mezzo pubblicati per la prima volta. «Con questa pubblicazione riporto a Giazza quanto la scienza ha preso oltre mezzo secolo fa e mi auguro che questo materiale serva a costruire un monumento virtuale alla lingua cimbra che sta scomparendo», conclude Bidese.

Vittorio Zambaldo
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Blog

Editoriale
Politica in trincea Conte sale al Colle
di di FEDERICO GUIGLIA
16.02.2020
Il Corsivo
La giustizia prescritta
di di GIANCARLO MARINELLI
15.02.2020
Editoriale
Governo in crisi I rischi per il Paese
di di ALESSANDRO CORTI
15.02.2020