12 agosto 2020

Cultura

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11.05.2019

BONOTTO E L’ARTE PERPETUA

Luigi Bonotto, nato il 26 maggio del 1941. Ed era lunedì La copertina dell’autobiografia
Luigi Bonotto, nato il 26 maggio del 1941. Ed era lunedì La copertina dell’autobiografia

Raccontare la vita di Luigi Bonotto è un lungo viaggio nell'arte, nella cultura. Salire sulle montagne russe, di quelle che ti tolgono il fiato con il vento che ti scompiglia i capelli e, soprattutto il cuore. Discese, ma in particolare risalite fatte di ingegno, maestria, semplicità e umiltà. «Un uomo, un imprenditore – spiega la giornalista Monica Zornetta, che ha curato il libro – che non appartiene ai nostri tempi. Profondo, ricco di conoscenza, ma nello stesso tempo riservato». Ecco spiegato perchè tra un impegno e l'altro, tra un viaggio e una trasferta all’estremità del mondo, il libro “Nato di lunedì” (scritto nel 2017 in italiano ed inglese, Danilo Montanari Editore, 100 pagine corredate da foto che ora verrà ampliato e ristampato) l'autobiografia di Luigi Bonotto verrà presentata ufficialmente oggi alla Libreria di Palazzo Roberti di Bassano alle 17,30. Dialogheranno con lui Monica Zornetta, giornalista e scrittrice e Patrizio Peterlini, direttore della Fondazione Bonotto. «Ho iniziato col raccontare la sua giovinezza tra i fermenti della “città sociale” a Valdagno dove studiava all'istituto tecnico per diventare perito tessile e dove iniziò a conoscere ed apprezzare il premio Marzotto a cui partecipavano i primi grandi pittori e artisti di quel periodo». Siamo negli Anni Sessanta la città dell'Alto Vicentino è nel pieno splendore architettonico, culturale ed economico. Un modello da esportare, dicevano gli studiosi di allora. «È qui che Luigi muove i primi passi, è incuriosito da tutto quello che appartiene all'arte. C'è un aneddoto di questo periodo, raccontato anche nel libro- aggiunge Zornetta – che spiega quanto Luigi fosse più avanti rispetto ad altri esperti: parliamo della Pop art e siamo nel 1965. Cesare Misserotti è il direttore di una galleria d'arte moderna di Mestre, vuole portare a Valdagno alcune opere di Andy Wharol e di Roy Lichtenstein e Luigi è con lui, tentano di scaricare le tele, ma Paolo Marzotto tra il meravigliato e l'incredulo chiede di ricaricare sul camioncino tutta quella roba e Luigi chiosò “così finì la Pop art nella Valle dell'Agno”». Un anno per scrivere il libro con un incontro alla settimana, che via via si aggiungeva di personaggi, attività. Arrivano gli anni dell'Accademia a Venezia, le scorribande milanesi in moto con Walter Marchetti dello Zaj,la partita a scacchi (persa) contro Marcel Duchamp, l’amicizia con Gac – tra i più famosi esponenti della mail art – e le chiacchierate a Sabadell con la “pasionaria” Dolores Ibarruri. L’incontro nella calda Praga del 1968 con Milan Knížák e Václav Havel, i viaggi americani dalla gallerista Emily Harvey e dall’amica Yoko Ono (che riuscì a portare a Marostica per inaugurare la Partita a Scacchi), le feste a New York con Dick Higgins, Alison Knowles, Ben Patterson, La Monte Young e molti altri poi entrati nella sua immensa collezione d’arte. E, ancora, l’ingresso nella moda ad alti livelli con il “neonato” pret a porter, le sperimentazioni con il torinese Gruppo finanziario tessile, l’amicizia con Gianfranco Ferrè, Giorgio Armani ,la nascita dell’azienda a pochi chilometri da Marostica, la geniale idea (del primogenito Giovanni) della “Fabbrica lenta”, le collaborazioni con griffe importantissime, oltre all’avvio di una Fondazione che porta il suo nome e che coopera con università, gallerie d’arte e musei italiani ed esteri. «Lunedì- aggiunge Zornetta- non è causale quando si parla di Luigi, perchè rappresenta il primo giorno della settimana. Infatti nacque il 26 maggio del 1941. Ed era di lunedì e quindi la metafora di un'esistenza in perpetuo movimento, di una vita ingegnosa che, anche grazie alle passioni , è riuscita a rigenerarsi». La storia per nulla convenzionale di Luigi Bonotto, fondatore dell’unica fabbrica-museo al mondo ancora in attività, amico dei più grandi artisti Fluxus e tra i maggiori collezionisti internazionali di opere visive, sonore, di documenti di questo movimento artistico e culturale si è sviluppata anche grazie agli insegnamenti del padre Giovanni che lo portava a visitare i musei, mentre la madre Maria era preoccupata che nudi e soggetti scabrosi potessero minare l'identità cattolica del giovane. Padre che fondò una fabbrica di cappelli di paglia dove non mancava il “modello futurista”. E questo la dice lunga. •

Chiara Roverotto
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