31 marzo 2020

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05.02.2020

BACON E LONDRA ANNI ’50

Francis Bacon, Seated Figure, 1961, Olio su tela. Tate Gallery London Freud, Girl with a Kitten, 1947Lucian Freud, Girl with a White Dog, 1950-1951
Francis Bacon, Seated Figure, 1961, Olio su tela. Tate Gallery London Freud, Girl with a Kitten, 1947Lucian Freud, Girl with a White Dog, 1950-1951

Chiara Roverotto ROMA Sei artisti, sei storie. Un unico comune denominatore: Londra negli Anni Cinquanta. E un filo che li unisce tutti: la pittura come racconto. Capitoli intrisi di colori, stili, soggetti, tensioni, miserie, sguardi che diventano pennellate che squarciano il dubbio e l’incertezza dei tempi. Un dopoguerra in pittura che cerca un dibattito e in cattedra salgono Francis Bacon (1909-1992) che nasce e cresce in Irlanda e arriva in Inghilterra quindicenne, Lucian Freud (1922-2011) che scappa dalla Germania per sfuggire al nazismo, lo stesso accade, pochi anni dopo a Frank Auerbach; Michael Andrews è norvegese e incontra Freud, suo professore alla scuola d’arte; Leon Kossoff è nato a Londra da genitori ebrei russi; Paula Rego lascia il Portogallo per studiare pittura nelle scuole inglesi. A contenere le loro ispirazioni trasformate in tele lo straordinario esempio di architettura rinascimentale del Chiostro del Bramante a Roma con la mostra “Bacon, Freud. La scuola di Londra”,( fino al prossimo 23 febbraio da lunedì a venerdì 10-20 sabato e domenica 10-21), curata da Elena Crippa. All’ingresso, sicuramente di grande effetto, “The naked true” opera filmica di Enrico Maria Artale che evoca quattro opere: due di Bacon e altrettante di Freud che prelude l’approccio alla pittura, una sorta di anticipazione di quello che si vedrà nei due piani dell’esposizione. Grazie a uno straordinario prestito della Tate Gallery (lo stesso era accaduto con le vedute di William Turner nel 2018), la pittura di sei artisti con opere che vanno dal 1945 al 2004, rivela, in maniera diretta la natura umana di quel periodo fatta di fragilità, ma anche di energia. Di opposti, eccessi ed evasioni. Molti i temi affrontati: gli anni della guerra e del dopoguerra, storie di immigrazione, tensioni, miserie e insieme il desiderio di cambiamento, la ricerca e introspezione, il ruolo della donna che Paula Rego ha saputo interpretare nella pittura con tratti poetici e immaginifici. Balli che parlano di riscatto sociale e culturale di cui è sempre stata un’attenta sostenitrice, infatti in “The dance”, il movimento delle figure è in contrasto con la staticità dell’edificio sullo sfondo, una fortezza luogo di prigionia e di tortura durante la dittatura di Estado Novo. Tra i quadri più importanti di Francis Bacon, Study for a Portrait (1952) dove le geometrie trattengono la figura di un uomo che urla ( “l’urlo mi viene bene, ma ho molti problemi con il sorriso”, scrive Bacon), una tenda alle spalle, un uomo vestito in giacca e cravatta distinto, ma negli occhi- dietro a occhiali appena tratteggiati- si intuisce la disperazione in un’enorme bocca aperta. Che può voler dire tutto anche il senso dell’ironia che fa parte della creazione artistica pittore irlandese, tra il vero e il falso, tra la realtà e l’invenzione che nelle sue opere si intrecciano e si confondono in uno straordinario corpus artistico. Lo stesso accade nel ritratto di Isabel Rawsthorne (1966) il cui volto sembra sciogliersi con le lacrime come fosse un sorta di maschera da indossare, cambiare, reinterpretare o nella figura seduta nel 1961 con le consuete geometrie che sembrano misurare e ingabbiare sentimenti e posture. Ed arriviamo alla nudità- e questa è l’opera di Lucian Freud- che diventa una sorta di evocazione all’imperfezione al turbamento interiore, ma i tratti sono sicuri, decisi e lasciano immaginare un universo in cui l’accettazione e l’ostentazione cercano di trovare un terreno in grado di rivoltare lo spavento e l’angoscia dell’essere umano al di là di ogni canone di raffigurazione. Leon Kossoff ha realizzato una serie di dipinti dedicati alla Christ Church di Spitalfield (Londra), un punto riferimento nel quartiere dove visse l’artista insieme a migliaia di altri rifugiati ebrei. Per Michael Andrews (1928-1995) la pittura va a indagare i misteri della natura umana e la posizione dell’individuo nel mondo, attraverso l’analisi dei rapporti interpersonali e delle relazioni tra uomo e natura. Frank Auerbach con “La donna ritratta” (Estella Olive West, sua compagna), sceglie carboncino e pastello; nel quadro si nota uno strappo sulla fronte, causato dalla maniacale ricerca della perfezione che portava l’artista a cancellare e ridisegnare usurando la carta. Imperdibile l’audioguida: per il pubblico adulto è affidata alla voce narrante di Costantino D’Orazio. Ai più piccoli è riservata una audio-avventura. Per coinvolgere i giovani la sorpresa è una playlist selezionata di Mokadelic, gruppo che ha firmato anche la colonna sonora della serie “Gomorra”. •

Chiara Roverotto
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