05 giugno 2020

Cultura

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01.02.2020

ASPETTANDO IL VERONESE

Le fasi del restauro della “Cena di San Gregorio Magno” nel refettorio di Monte Berico. COLORFOTO
Le fasi del restauro della “Cena di San Gregorio Magno” nel refettorio di Monte Berico. COLORFOTO

L’impatto sarà sorprendente, un colpo d’occhio di colori nitidi e vivaci. Serve l’immaginazione, al momento, per capire come apparirà la monumentale Cena di San Gregorio Magno, dopo il restauro che ha l’obiettivo di riportare la tela del Veronese al suo antico splendore. Ma un’idea del risultato finale è già possibile coglierla ora che il cantiere è entrato nel vivo all’interno del refettorio del Santuario di Monte Berico, dove il dipinto è conservato. L’opera del 1572 è la protagonista assoluta anche nel giorno della presentazione delle iniziative che accompagneranno tutte le fasi della sua restituzione, condotta sotto la guida della restauratrice Valentina Piovan - con la collaborazione dell'Opificio delle pietre dure e l'alta sorveglianza della Soprintendenza - e sostenuta da Intesa Sanpaolo, per un importo di 75 mila euro. Dopo le prime indagini diagnostiche della tela, a cura della Soprintendenza, l’opera è stata spostata dalla grande parete di fondo del refettorio in un altro lato della sala, sostenuta da un ponteggio che funge da cavalletto, per consentire le operazioni di controllo conservativo del supporto. Dalla metà di gennaio è iniziata la rimozione della polvere, ma anche della vernice e dei ritocchi risalenti al restauro del 1973 di Antonio Lazzarin, come previsto dal progetto. «Non è trascorso tanto tempo dall’ultimo intervento – spiega Piovan -, ma il “restyling” è comunque necessario perché oggi le metodologie utilizzate sono cambiate rispetto a quelle di 47 anni fa. Le vernici, allora, erano degradabili e l’effetto, oggi, è visibile nei colori ingialliti della tela. Possiamo definire questo restauro più estetico che conservativo». L’esperta lavora col supporto di un team composto da una decina di persone, tra storici dell’arte, chimici (dell’università di Parma) e professionisti delle radiografie e delle riflettografie infrarosse, indagini diagnostiche che permettono di cogliere l'evoluzione del processo creativo del pittore, i suoi ripensamenti, ma soprattutto il disegno preparatorio che si cela dietro agli strati di colore. Ogni singola operazione, dunque, permette di svelare qualcosa in più dell’imponente tela, il cui restauro offre anche interessanti opportunità di studio dal punto di vista storico-conservativo, attraverso il controllo delle fonti documentarie, iconografiche e il confronto con altre opere dell’autore. È nel 2021 che il dipinto di circa 40 metri quadrati, considerato uno dei capolavori della maturità del pittore rinascimentale Paolo Caliari, detto il Veronese, tornerà a risplendere. Un epilogo più che meritato per una tela dalla storia travagliata, che nel 1848, durante la prima guerra d’indipendenza, fu lacerata dai soldati austriaci in 32 pezzi per poi essere sottoposta al suo primissimo restauro voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe. L’intervento in corso è uno dei 200 che Intesa Sanpaolo sta sostenendo in tutta Italia, ma anche all’estero, nel 30esimo anno del programma “Restituzioni”, come ieri ha spiegato Silvia Foschi, responsabile del patrimonio storico artistico e attività culturali dell’istituto. «Il programma è iniziato nel 1989 a Vicenza con una formula di collaborazione tra pubblico e privato e, col tempo, è diventato una risposta efficace al tema della salvaguardia del patrimonio artistico in tutto il Paese. In 30 anni sono circa 1.500 le opere restaurate». Dopo la cura, dunque, preparatevi a una Cena di San Gregorio Magno come non l’avete mai vista: «Si percepirà – conclude la restauratrice - una maggiore profondità di campo, colori e figure saranno più vivaci». Quasi come se il tempo non fosse mai passato. •

Laura Pilastro
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