14 luglio 2020

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14.11.2019

UNA BELLEZZA CHE DENUNCIA

Il parallelismo è con “Trulli, Puglia”, del 1986Dal libro “Paesaggi” di Cesare Gerolimetto: Salar di Uyuni, Bolivia, 1978
Il parallelismo è con “Trulli, Puglia”, del 1986Dal libro “Paesaggi” di Cesare Gerolimetto: Salar di Uyuni, Bolivia, 1978

Il maestro che ha fotografato tutto il mondo ha scelto per la copertina un’immagine della sua Bassano: tra il profilo nero dei colli di Rubbio e un muro di nubi di un tardo pomeriggio la bandiera di Porta delle Grazie sventola in una fascia diagonale di cielo azzurro e libero che sembra invitare a spalancare il volume. Cesare Gerolimetto torna in libreria con “Paesaggi/Landscapes”, Antiga edizioni. L’opera verrà presentata sabato 16 novembre, alle 18, alla libreria Palazzo Roberti a Bassano, dove l’autore converserà con Giandomenico Cortese. «Paradossalmente - racconta Gerolimetto -, sebbene sia uno specialista in paesaggi (umani e naturali, come amo dire), non avevo mai fatto un libro “in purezza” su di essi. Un po’ lo è stato “Veneto celeste”, ma era legato a luoghi circoscritti. Questa volta ho scelto su vasta scala attraverso tutta la mia produzione». Sono 108 le foto selezionate, in un arco dal 1976 a oggi, dalle province venete fino ai deserti africani, da Central Park all’Afghanistan. A volte sole, sull’estensione dell’intera doppia pagina, più spesso in coppia, una di fronte all’altra, a suggerire nel loro rispecchiarsi sorprendenti assonanze tra luoghi lontanissimi e lanciare così messaggi di universalità e fratellanza. La sagoma di un elettrodotto avvolto dalla coltre bianca a Zugliano (ma sono state ritratti anche Vicenza, Montecchio Maggiore, Marostica, Rosà, Schiavon, Asiago, Enego, il Grappa) richiama un veliero nella nebbia a Venezia. Le geometrie delle arature si somigliano nei campi dal Canada alla Svizzera. La processione della Grande rogazione in Altopiano si snoda come una festa musulmana sull’Atlante. I monumenti alla navigazione di Lisbona e Vancouver si affacciano come polene su oceani diversi ma si protendono uno verso l’altro. E una salina boliviana, con i suoi coni candidi nel cielo azzurro, sembra forgiata dagli stessi costruttori dei trulli pugliesi, mentre Monte Berico ha gli stessi fondali di Calgary. Gioca con colori ed effetti ottici, Gerolimetto: il ponte pedonale di Ehrenberg, in Austria, fotografato vertiginosamente da sotto contro un cielo livido, appare un’illusione di Escher, la fascia vegetale di New York ha le stesse forme e le stesse tinte dell’oasi di Tata in Marocco. «Una ricerca di trofei di bellezza» scrive Italo Zannier nella prefazione, ma mai un esercizio sterile: riluce di partecipazione umana e lancia qua e là denunce nonostante l’armonia delle immagini e la gentilezza di carattere dell’autore. Ecco allora i motoscafi per l’aeroporto di Tessera sfrecciare irrispettosi in una laguna sconvolta dalle loro onde e i colli di Segovia, in Spagna, dischiudersi a rivelare la cattedrale mentre da quelli di Segesta, in Sicilia, affiora un algido viadotto. La scelta, chiara fin dalle prime due pagine, è lasciare che siano le immagini a parlare. Non ci sono didascalie, tutte raggruppate in fondo al volume e indicanti soltanto luogo e data dello scatto. Disseminate lungo lo sfoglio, piuttosto, nove brevi citazioni di scrittori e cantanti, che si aprono con un pensiero di Mario Rigoni Stern sulla neve. «Non mi sento né un autore né un artista, soltanto un fotografo» si schermisce Gerolimetto, che non ricorre mai a ritocchi. In realtà ogni suo scatto è come un dipinto, una scultura, una scena teatrale. Profondità nella semplicità, come testimonia anche la veste del libro, che presenta sul dorso un’originale legatura a vista con cuciture artigianali. Un sistema che giova all’uniformità delle immagini a doppia pagina e diventa anticipazione tattile e visiva di contenuti forti e ed essenziali. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Comin
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