21 settembre 2019

Cultura

Chiudi

14.12.2018

Disegni e mappe Il mondo di Tolkien fu anche vera arte

Roberta Tosi con il suo libro
Roberta Tosi con il suo libro

Klee e Klimt, Constable e Sassetta, Andrea Veronese e i Preraffaelliti. Ci sono tutti questi e altri maestri nell’arte di J.R.R. Tolkien. Creatore di mondi con la penna, ma anche con la matita, i pastelli, gli acquerelli. Anzi, senza gli uni non sarebbe esistita l’altra, e viceversa: il continuo interscambio tra scrivere parole e disegnare immagini fu fondamentale per la sua sterminata produzione. Lo spiega con la precisione della studiosa e la gradevolezza della divulgatrice la veronese Roberta Tosi, tra le massime esperte dell’autore de “Il signore degli anelli”, nel libro “L’arte di Tolkien - colori visioni suggestioni” (Alcatraz editore). Il volume sarà presentato a Vicenza oggi alle 18 alla galleria Qu.Bi. di corso Fogazzaro con la partecipazione di Gabriele Scotolati, che allestirà una mostra su due illustratori. Un saggio prezioso perché per la prima volta in Italia indaga organicamente l’ispirazione visiva tolkeniana e ne svela aspetti meno conosciuti non soltanto della poetica, ma anche della vita. Dipingere era per lui «continuare ad accendere lo sguardo sulla meraviglia», una magia che rende l’uomo un “subcreatore”: illuminanti le citazioni sull’uso dei colori e i brani in cui la descrizione di terre e paesaggi assume toni pittorici, quasi impressionistici. Tolkien non si trovava altrettanto a suo agio nel disegnare i personaggi: a parte il drago Smaug e minuscole eccezioni, nelle sue illustrazioni del ciclo più famoso non si trova traccia di umani, orchi, elfi. Ci sono invece vedute fantastiche, città, simbologie, mappe, utilizzate per le copertine di molte edizioni (splendida quella del 1937 per l’originale de “Lo hobbit”) e a cui le Poste inglesi dedicarono dieci francobolli, riportati nella ricca sezione figurativa del volume. Che offre chicche come la cartolina con l’immagine di un anziano in un bosco che ispirò le fattezze di Gandalf: Tolkien la acquistò in Svizzera, da ragazzo, durante un soggiorno nella valle di Lauterbrunner che poi divenne il Gran Burrone della trilogia. Lo scrittore non concepiva le sue opere senza accompagnarle con dipinti. E disegnava a profusione per i suoi bambini, con i quali intrattenne una lunga corrispondenza fingendosi Babbo Natale. Il gusto per le mappe gli fu utile in guerra, quando riprodusse nei dettagli la sua trincea. D’altronde aveva antenati incisori, così come, con le dovute proporzioni, il padre di Roberta Tosi è Alberto, noto illustratore e fumettista. «Sono cresciuta tra matite e colori - spiega l’autrice, laureata in Estetica e critica d’arte -. A 17 anni mamma mi regalò “Il signore degli anelli” e me ne innamorai. Lo stile di Tolkien è immediatamente figurativo. Il suo valore come artista non è stato capito, ma scoprire il filo che lo lega a celebri pittori e a varie correnti è stato emozionante». •

Alessandro Comin
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Blog

Editoriale
Trump frena nella sfida all’Iran
di di ALBERTO PASOLINI ZANELLI
20.09.2019
Editoriale
Strage di Genova e buonuscita d’oro
di di ANTONIO TROISE
19.09.2019
Editoriale
Renzi battezza la scissione nel Pd
di di FEDERICO GUIGLIA
17.09.2019