16 luglio 2019

Cultura

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10.05.2019

D’Amore racconta Mussolini con Zingaretti e Mastandrea

Marco D’Amore
Marco D’Amore

Roma, 30 ottobre 1922. Benito Mussolini, «lo zingaro della politica, l’autodidatta del potere», sale al Quirinale e si prepara a diventare il più giovane primo ministro della storia italiana. «Non ha nessuna esperienza di governo nè di amministrazione pubblica, è entrato alla Camera solo 16 mesi prima con la camicia nera, la divisa di un partito squadrista... Il figlio del fabbro ha salito le scale del potere: il nuovo secolo si è aperto e al tempo stesso si è richiuso sui suoi passi». Nel pieno delle polemiche sul Salone del Libro, con l’esclusione dell’editore Altaforte sotto indagine per apologia di fascismo e il dibattito tra chi punta il dito sulla propaganda nera e chi difende l’apertura a tutte le idee, e dopo il caso del servizio della TgR sulle celebrazioni del Duce a Predappio, Rai 3 spariglia e propone, domani alle 22.20, «Mussolini il figlio del secolo», una serata evento tratta da uno dei casi letterari dell’anno, il libro di Antonio Scurati «M. Il figlio del secolo» (Bompiani), finalista al premio Strega. A dare fisicità, foga, intensità drammatica al reading sono Luca Zingaretti, Valerio Mastandrea e Marco D’Amore, prestando corpo e voce alla parabola di Mussolini dagli esordi impantanati delle prime rivendicazioni fasciste alla cronaca della marcia su Roma, fino all’ora tragica della sua consacrazione politica. «Ho il privilegio di essere amico di Scurati - racconta D’Amore - e ho studiato a fondo il libro, accostandomi al suo lavoro profondo di scavo e di approfondimento. Entrare in questo percorso è stato per me come obbedire a un principio morale. E poi far parte di un trio meraviglioso di attori, con due giganti come Luca e Valerio... Non potevo che rispondere: presente». Un’urgenza legata anche alla «consapevolezza che viviamo tempi in cui è necessario parlare con chiarezza e altezza di linguaggio di quello che siamo stati e potremmo tornare a essere: un fatto doveroso e biologicamente naturale», sottolinea l’attore. «Soffia da tempo un vento pericoloso: dare fisicità al racconto storico vuol dire fare spazio a quella tridimensionalità senza la quale i fatti, anche quelli più mostruosi, tendono a sbiadirsi. Questa serata è soprattutto un ottimo esempio di grande servizio pubblico», •

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