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25.08.2013

Morbillo, tre casi e sospetti di epidemia

Gli ultimi casi di morbillo a Vicenza sono del 2010
Gli ultimi casi di morbillo a Vicenza sono del 2010

Tre casi di morbillo nel Vicentino e ora si teme un'epidemia. A prendere la malattia, che può provocare complicazioni anche gravi come polmoniti e encefaliti, sono stati tre fratellini di Sandrigo che non erano stati mai vaccinati. Hanno 14, 12 e 9 anni. Il secondo, per le condizioni un po' più problematiche, è stato ricoverato nel reparto di pediatria del San Bortolo. Gli altri due vengono curati a casa. È stato il medico di famiglia a sospettare l'infezione. I ragazzini, reduci con i genitori da una vacanza in Val Casies in Alto Adige, appena superata la porta della loro abitazione, si sono precipitati a letto. Avevano la febbre alta ed erano deboli, incapaci di stare in piedi, di reagire. Il padre ha allertato il medico curante, il quale non ha avuto dubbi: «È morbillo». Rimedi non ce ne sono, solo terapie sintomatiche, soprattutto per abbassare la temperatura che può sforare i 40 gradi ed è difficile da debellare, e per scongiurare eventuali complicazioni che comprendono pure otiti, emorragie e convulsioni. Subito il medico ha informato il Sisp, il Servizio di igiene e sanità pubblica dell'Ulss, e il direttore Andrea Todescato, che non più tardi di due settimane fa aveva rivolto un avvertimento perentorio a vaccinarsi proprio contro il morbillo, ha mobilitato la task force del suo ufficio. Ora si sta cercando di rintracciare tutte le persone venute in contatto con i tre fratelli per convincerle a sottoporsi al vaccino. «Siamo molto preoccupati - dice Todescato - l'area di Sandrigo è fragile e vulnerabile perché il tasso di rifiuti alla vaccinazione è elevato. Raggiungiamo una copertura dell'85% che non garantisce la sicurezza». Todescato, anzi, lancia un appello: «Raccomando a chi non fosse vaccinato o a chi avesse fatto solo la prima dose di recarsi nel distretto più vicino. Questa infezione è pericolosa». Il timore è che la situazione sfugga di mano, che il contagio si propaghi e inneschi un'epidemia. «Unica nota positiva - dice il responsabile del Sisp - il fatto che le scuole siano chiuse. Altrimenti le probabilità di diffusione a catena sarebbero aumentate». Nel Veneto quest'anno era stato segnalato solo un caso di morbillo nell'Ulss 13 di Mirano. Ed è stato quasi un dramma perché la giovane donna colpita dall'infezione è andata incontro a una neurite ottica con gravissima compromissione della vista in entrambi gli occhi. A Vicenza i gli ultimi casi di morbillo, circa 50, si sono registrati nel 2010, ma adesso la guardia va tenuta alta. «Una persona su mille - spiega Todescato - muore. Il vaccino è l'unica protezione che possiamo offrire. Ogni allarmismo sul nesso che collegherebbe il vaccino ad alcune patologie sono ingiustificate». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Franco Pepe
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