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26.02.2012

«Ma si tratta di applicare una legge già esistente»

La raccolta firme in centro
La raccolta firme in centro

«La “famiglia anagrafica” non è un'invenzione del comitato né del Comune: è stata istituita da una legge statale del '54 e da un regolamento attuativo dell'89. Una legge che è doveroso che i Comuni, in presenza di richieste, applichino recepen- dola nelle proprie regolamen- tazioni dei servizi, per dare concretezza ai diritti che già, appunto, la legge prevede». È una questione giuridica prima che politica. Lo ribadisce il sindaco Achille Variati a scanso di equivoci, che peraltro si sono già sviluppati. «Qua non si parla di istituire un “registro delle coppie di fatto”, cosa che sarebbe di discutibile legittimità, ma di concedere a chi ne faccia richiesta un attestato dell'esistenza di una famiglia anagrafica, cioè di una relazione affettiva non regolata dal matrimonio religioso o civile. È la legge nazionale che individua chi e a che condizioni ha diritto di chiedere questo attestato». All'anagrafe comunale è solo richiesto di riconoscere «uno stato di fatto». Si parla di «persone che vivono una relazione affettiva stabile e di convivenza, e che desiderano avere alcuni diritti: ad esempio, nella possibilità dell'assistenza medica della persona amata o nell'accesso a servizi pubblici o alle agevolazioni previste per le coppie». Precisa il sindaco: «Lo Stato non discrimina tra coppie non sposate eterosessuali e omosessuali, ma tiene giustamente distinta l'idea della famiglia anagrafica da quella basata sul matrimonio. Non si tratta di equiparare o sovvertire un bel niente: solo di garantire dei diritti elementari». La maggior parte delle coppie di fatto sono eterosessuali e non omosessuali. «Anche se è un po' triste che qualcuno si ostini a ragionare in termini così poco rispettosi delle differenze che compongono la nostra società», afferma Variati. «A chi strepita contro improbabili attacchi alla famiglia tradizionale replico che è in malafede. Quella resta il cuore della nostra società. Anzi, dico che dovremmo lavorare tutti di più per trovare formule nuove con cui incentivare e sostenere le tante famiglie che oggi faticano ad avere figli, magari per ragioni economiche o lavorative. Sarebbe una battaglia politica, culturale e sociale che mi vedrebbe in prima fila. Ma che non si fa limitando o negando i diritti di altri».

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