mercoledì, 13 novembre 2019
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26.02.2010

Filmava le impiegate da sotto le scrivanie Imprenditore patteggia


 La sede di Tecnotarghe di Schio, dove erano installate le telecamere
La sede di Tecnotarghe di Schio, dove erano installate le telecamere

Costano dieci mesi di reclusione le microtelecamere installate sotto alle scrivanie delle impiegate e nei bagni dell'azienda. È la pena patteggiata ieri mattina da Roberto Rebasti, 34 anni, di Schio, via S. Prosdocimo, che con il suo difensore, l'avv. Giulio Manfredini, ha preferito accordarsi con il pm Paolo Pecori che aveva coordinato l'indagine della polizia. Il giudice Stefano Furlani ha sospeso la pena, gli ha restituito parte del computer che era stato sequestrato durante le indagini ma ha confiscato l'hard disk, che conteneva centinaia se non migliaia di filmati dal tenore inequivocabile.
L'indagine era scattata dopo la denuncia di un cliente della "Tecnotarghe srl" di via Abruzzi a Schio, la ditta di cui sono titolari i genitori di Roberto e della quale l'imputato era socio. Il visitatore era andato in bagno e con occhio clinico si era accorto che c'era una microtelecamera - una cosiddetta spy-cam - nascosta. Per questo aveva segnalato la singolare scoperta alla procura. La perquisizione compiuta dai poliziotti della sezione della procura con l'ispettore Michele Castrilli aveva portato a scoprire che le telecamere erano ben quattro: una in bagno, e tre sotto le scrivanie delle impiegate. Era il 16 ottobre di due anni fa.
Scoppiato il caso, Rebasti aveva confessato di avere spiato per almeno due anni le impiegate della ditta. L'amministratore aveva ammesso di aver piazzato alcune microtelecamere sotto le scrivanie delle dipendenti e alla toilette per spiare nella loro intimità. Era finito sotto inchiesta per "interferenza illecita nella vita privata altrui".
La procura aveva nominato un consulente per capire cosa contenesse il computer dell'imprenditore, ed è stato scoperta una sorta di campionario di immagini vietate in cui si vedevano le intimità delle dipendenti. Le spy-cam erano infatti puntate sulle gambe e sulle gonne delle impiegate.
Cinque le donne che sarebbero state violate nella loro intimità. Le donne si sono rivolte all'avv. Laura Piva per farsi assistere, ed avevano sporto querela. Sono in corso le trattative per un risarcimento; in caso di mancato accordo avvieranno un'azione civile contro Rebasti. Va detto che alcune di loro sono rimaste alle dipendenze della "Tecnotarghe", che è ovviamente estranea a tutta la vicenda, come pure i genitori dell'imputato, il quale sul lavoro è sempre stato descritto come preparato e professionale Nessuno aveva scoperto prima quella sua perversione sessuale di matrice voyerista, che lo ha portato a finire nei guai prima, e a patteggiare ieri in aula per chiudere la sua vicenda penale.
Diego Neri

Diego Neri
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