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Afghanistan, la guerra invincibile

31.10.2009

Una battaglia simbolo

Il presidente Obama accoglie i soldati morti in Afghanistan. E' il primo presidente Usa che rende pubbliche le vittime americane
Il presidente Obama accoglie i soldati morti in Afghanistan. E' il primo presidente Usa che rende pubbliche le vittime americane

Questa è la storia di una battaglia vinta ma persa. E che è diventata il simbolo di una guerra, quella che si sta combattendo in Afghanistan anche se qualcuno in Italia e in Europa la chiama missione di pace, che si rischia di non vincere mai. Perché gli eserciti e le armi in certi casi non bastano, perché con i militari che ti entrano in casa, invadono villaggi e sganciano bombe magari sbagliando bersaglio non si conquista la fiducia delle popolazioni, perché non si può ignorare la cultura di un Paese che, nel bene e nel male, a volte non ha nessuna intenzione di diventare come te, perché i comandanti a volte sbagliano.

Se ne sono accorti dopo anni di combattimenti anche gli Usa, che come i sovietici negli anni '80 hanno scoperto che senza l'appoggio degli abitanti in quelle terre aride e montagnose la partita con i talebani può durare all'infinito. E' la strategia del nuovo comandante in Afghanistan delle truppe Usa, il generale Stanley D. McChrystal, nel suo memo di 66 pagine consegnato al segretario della Difesa: «Dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare e agire. Dobbiamo puntare su una politica che conquisti la fiducia della popolazione piuttosto che sull'uccisione del maggior numero di ribelli».

Un cambiamento che nasce, si diceva, da una battaglia vinta ma persa e che in qualche modo passa da Vicenza: la battaglia di Wanat, combattuta a caro prezzo dai soldati della caserma Ederle. Come ha scritto il Washington Post: «Uno degli attacchi più sanguinosi della guerra in Afghanistan è diventato il simbolo degli errori dei militari Usa». Ma lo dicono tutti i grandi media statunitensi, dal New York Times alla Cbs alla Cnn con tanto di servizi e interviste video, assieme ai migliori esperti di cose militari. Come Tom Ricks del Washington Post, che su Wanat ha scritto un intero reportage e dopo aver messo in fila tutti gli errori dell'esercito si è fatto la più semplice delle domande: «Cosa ci stavamo a fare in quella valle sperduta?».

Ed ecco la battaglia vinta ma persa. Tanto che se non esistesse già il detto “vittoria di Pirro”, si potrebbe ribattezzarlo “vittoria di Wanat”. Infatti entrerà nei manuali di tattica e strategia militare usati nelle accademie militari dell'esercito Usa. Forse alla voce “Ecco come non si deve vincere una battaglia”. Ma finirà probabilmente anche davanti a una commissione d'inchiesta.

Alessandro Mognon

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