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Il viaggio tappa per tappa

31.07.2012

Querini e il mistero dei 60 stoccafissi

Un dipinto ad olio con i barconi provenienti dalle isole Lofoten carichi di stoccafisso pronto per il commercio
Un dipinto ad olio con i barconi provenienti dalle isole Lofoten carichi di stoccafisso pronto per il commercio

A giorni partirà una nuova avventura sulla rotta del bacalà. È la riproposizione del viaggio di rientro di Pietro Querini, nobiluomo veneziano che, mercante di vino nel Mediterraneo, finì naufrago fino alle isole Lofoten nel dicembre 1431. L'anno successivo ripartì per rientrare a Venezia introducendo - così vuole la leggenda - lo stoccafisso nei territori della Serenissima.
Nel 2007 il viaggio via mare verso il Grande Nord venne percorso da un equipaggio vicentino, guidato dallo chef e velista Antonio Chemello in due mesi di navigazione, dal 6 maggio ai primi di luglio, con festa finale all'isola di Røst.
Ora tracciando una fino ad oggi inesistente “Via Querinissima”, domenica 29 luglio partirà un nuovo convoglio, a quattro ruote: a bordo Chemello col presidente della Pro Sandrigo, Fausto Fabbris, su una Cinquecento Fiat gialla seguiti da tre camper raggiungeranno via terra le isole Lofoten e da qui rientreranno lungo le tappe tracciate da Pietro Querini nel suo diario.
Il tutto a cementare l'amicizia berico-norvegese e il riconoscimento del bacalà come piatto di importanza europea, sotto l'ala della Venerabile Confraternità del bacalà alla vicentina.
Sotto l'aspetto storico il viaggio è stato messo a punto con la consulenza di Otello Fabris, autore del libro “I misteri del Ragno. Documenti e ipotesi sulla storia del baccalà” (Vicenza, Biblioteca internazionale La Vigna), appassionato ricercatore e membro della Confratenita.
La relazione del viaggio stesa da Querini è la principale o unica fonte per la ricostruzione dell'itinerario della Querinissima?
L'idea è partita proprio da due capitoli del libro, “ La via del baccalà in bianco” e “Una crociera mediterranea con il baccalà in rosso”. Vi si dimostra che i due principali metodi di preparazione del baccalà corrispondono a due precise rotte commerciali: una continentale, attraverso i percorsi fluviali, che conduce dalla Norvegia al Veneto, dove si trova l'ultima elaborazione, quella vicentina.
Mentre per il baccalà al pomodoro la pista ci conduce a un collegamento fra tutte le città portuali collegate più o meno direttamente alla Spagna, sia pur con le dovute eccezioni. L'itinerario continentale combacia con il percorso che Querini fece per rientrare in patria, come si desume da due documenti sinora noti: la relazione sua e quella del suo secondo, Cristofalo Fioravante. Querini, di fatto, fece quella strada che già il baccalà percorreva, risalendo il Reno fino a Basilea, e giungendo almeno sino al Principato di Trento.
Il suo è un diario oggettivo o si presta anche ad interpretazioni su evento e sull'itinerario?
Il diario non è molto preciso, anzi non è neppure un diario, poiché si tratta di due relazioni, scritte a fatti avvenuti e contenenti anche qualche discordanza. Quella di Fioravante è molto più ricca di dettagli, almeno per quanto riguarda le tappe del rientro. Le lacune sono molte e nello stilare il nostro itinerario ci siamo affidati alle testimonianze certe, ma per alcune situazioni ci siamo dovuti affidare all'intuizione, anche mettendoci nei panni del Querini. Abbiamo visto, infatti, che egli allungò volutamente il suo percorso per incontrare i veneti di Svezia e d'Inghilterra, da dove scelse di andare a Bruges. Non a caso: forse la meta del suo viaggio era proprio qui: Londra, Bruges, Anversa, i capolinea di quei convogli delle “Galee di Fiandra” di cui Querini non volle approfittare, mettendosi a navigare in proprio, probabilmente per non pagare le relative imposte. Ma sul percorso del Reno abbiamo avuto qualche incertezza: sappiamo che egli lo fece, ma non da dove. Abbiamo perciò optato per il tragitto più breve, scendendo lungo il Lussemburgo, fino a Strasburgo.
Viaggiò solo o con i compagni naufraghi alle Lofoten?
Il suo imbarco, a Røst, avvenne il 24 maggio, giorno in cui gli essiccatori di merluzzi delle Lofoten partivano per portare il loro merluzzo che riprendevano lavorato ai magazzini anseatici di Bergen. In tutto erano 11 i naufraghi il viaggio di rientro in patria. Non tutti erano veneziani e ad un certo punto le strade iniziarono a dividersi.
I primi tre lo abbandonarono a Lödöse (oggi Göteborg), dirigendosi a Rostock, per poi raggiungere Venezia, travestiti da pellegrini romei. Querini invece s'imbarcò con altri sette per King's Lynn (Norfolk), all'estuario del fiume Cam. Via fiume raggiunse quindi Cambridge e Londra, dove rimase ben due mesi con la comunità veneziana del luogo, che onorò e ospitò i viaggiatori, due dei quali erano ammalati. A Londra il gruppo si divise ancora. Querini tornò a Venezia accompagnato dai suoi ospiti, i nobili mercanti Vettor Cappello e Girolamo Bragadin, scegliendo di viaggiare per le vie fluviali. Il percorso è circa cinque volte più breve rispetto a quello marittimo.
Ci sono episodi particolarmente curiosi per quanto riguarda luoghi e incontri?
Si favoleggia molto sui 60 stoccafissi che Querini ebbe in dono alla partenza da Røst. Questi pesci non gli vennero dati per le necessità di alimentazione, ma come merce di scambio. Quella popolazione aborriva infatti l'uso del denaro. Il gruppo, diretto a Bergen, avrebbe potuto cambiare lì i 60 stoccafissi con la più pratica moneta, usata dai mercanti anseatici del quartiere di Bryggen. Ciò non gli fu possibile. Notizie di una guerra fra Germania e Regno di Danimarca lo consigliarono di cambiare itinerario a Trondheim, barattando il pesce secco con aringhe, cavalli e pane.
Che accadde a Trondheim?
In questa città, dove era stato accolto e ospitato dal vescovo, egli decise anche di deviare verso Vadstena. Dai documenti ci siamo resi conto che egli dovette percorrere quella che oggi viene chiamata la Strada dei Pellegrini di Sant' Olav, che congiunge le due città sante della religiosità norvegese e svedese.
A Trondheim, infatti, cè la grande cattedrale che raccoglie le spoglie di S. Olav I, primo re di Norvegia e promotore del cristianesimo in quelle terre; mentre a Vadstena si conservano le spoglie di Santa Brigida, regina di Svezia, fondatrice delle monache bridigine, che ancora occupano quel monastero.
E qui veniamo a conoscenza di un incredibile fatto: praticamente tutta la regione della “Gothia” era governata da due veneziani, il nobile Zuanne Franco e il figlio Mafio, divenuti feudatari del Re di Danimarca. Gente intraprendente, evidentemente.

Nicoletta Martelletto
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